La BNS non cambia rotta

TG 12:30 di giovedì 18.06.2020

La BNS non cambia rotta

Confermata la politica monetaria con i tassi negativi - Prevista una contrazione del PIL del 6%

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La crisi innescata dal coronavirus ha amplificato il ruolo del franco come bene rifugio. Una situazione che ha portato la  Banca nazionale svizzera (BNS) a non cambiare la propria  politica monetaria, contraddistinta da tassi negativi e interventi sul mercato dei cambi per contenere il rafforzamento della moneta nazionale. Un pericolo che nelle scorse settimane ha indotto l'istituto a intervenire pesantemente per evitare altre difficoltà all'economia rossocrociata che quest'anno, stando alla BNS, già dovrà fare i conti con una contrazione del prodotto interno lordo del 6%.

RG 12.30 del 18.06.20: il servizio di Marzio Minoli
RG 12.30 del 18.06.20: il servizio di Marzio Minoli
 

Lo ha confermato il presidente Thomas Jordan durante la conferenza stampa di presentazione del Rapporto sulla stabilità finanziaria tenuta giovedì. Per l'istituto è stata l'occasione per portare qualche chiarimento quanto alla possibilità (rivendicata da taluni in Parlamento) di destinare parte dei suoi averi al finanziamento del debito della Confederazione dell'AVS. Un'eventualità che, ha sottolineato, attualmente è esclusa non essendoci una base legale per imporre un utilizzo specifico di una parte degli introiti della BNS. Inoltre, è stato fatto capire alla politica, è preferibile non intaccare l'indipendenza dell'istituto poiché, se si cominciasse a mischiare politica fiscale e monetaria togliendo alla BNS parte dei suoi mezzi per finanziare compiti dello Stato, si intaccherebbe la capacità di controllare l'inflazione e contenere l'apprezzamento del franco.

 

Nonostante i segnali di ripresa rilevati in maggio, la Banca nazionale si attende che, come all'estero, anche in Svizzera la ripresa economica rimanga in un primo tempo incompleta e che il PIL non ritorni al suo livello pre-crisi. Se dovesse confermarsi la prevista contrazione di sei punti percentuali si tratterebbe della flessione più marcata dalla crisi petrolifera degli anni '70, sottolinea lo stesso istituto.

 

 

Nel precedente esame trimestrale, risalente al 19 marzo, la BNS non aveva avanzato una cifra concreta relativa alla variazione del prodotto interno, limitandosi ad affermare che "la crescita sull'intero anno potrebbe risultare negativa". Il quadro nel frattempo si è, almeno in parte, chiarito. Ciò anche per quanto riguarda le conseguenze che la crisi legata al Covid-19 avrà per le banche. La BNS attualmente si dice convinta che dovranno affrontare grandi sfide, ma anche la maggior parte degli istituti che si concentrano sul mercato interno dovrebbe sopravvivere alla tempesta. Nell'attesa che l'economia globale guarisca le sue ferite e torni alla normalità, le banche elvetiche (e in particolare UBS e Credit Suisse) dovranno stringere i denti.

La BNS non cambia opinione

La BNS non cambia opinione

TG 20 di giovedì 18.06.2020

 
ATS/RG/TG/Diem
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