Energia e finanza

Ecco perché Venezuela e Iran sono la partita del secolo

Se il mondo smette di usare il dollaro: questo è lo scenario che spaventa Washington. Trump, petrolio e caos globale: cosa sta davvero succedendo

  • Un'ora fa
Foto d'archivio
  • keystone
Di: Mat Cavadini 

C’è un filo che unisce il prezzo della benzina sotto casa, le mosse di Trump in Venezuela e Iran, e la sensazione diffusa che il mondo stia scivolando in blocchi separati come lastre di ghiaccio che si allontanano. È un filo sottile, ma decisivo: il dollaro. O meglio, il sistema che per cinquant’anni ha fatto del dollaro la lingua obbligatoria dell’energia. Il petrodollaro non è solo un accordo economico: è stato l’architrave dell’ordine mondiale. E quando l’architrave scricchiola, tutti si mettono a guardare in alto.

Tutto nasce nel 1974, quando Stati Uniti e Arabia Saudita siglarono l’accordo che avrebbe cambiato la geopolitica: il petrolio sarebbe stato venduto solo in dollari, e i proventi reinvestiti nei titoli americani. Nasce così il petrodollaro, un meccanismo semplice e potentissimo che ha garantito a Washington un vantaggio strutturale sul resto del pianeta.

Per capire gli “azzardi” di Trump bisogna partire da qui. Per decenni gli Stati Uniti hanno potuto stampare moneta senza troppi sensi di colpa perché il mondo intero aveva bisogno di dollari per comprare petrolio. Una domanda infinita che teneva in piedi un debito infinito. Ma oggi quella domanda non è più garantita. Arabia Saudita e Cina firmano accordi in yuan, i BRICS parlano di valute alternative, e il Medio Oriente non è più un giardino recintato da Washington. In questo scenario, ogni pozzo di petrolio diventa una trincea geopolitica.

E allora il Venezuela non è più solo il Venezuela: è la più grande riserva di greggio del pianeta, un Paese che negli ultimi anni ha venduto petrolio a Cina e Russia in valute non americane. Un precedente pericoloso. Se un grande produttore può uscire dal circuito del dollaro, altri potrebbero seguirlo. E se altri lo seguono, il dollaro perde peso, gli Stati Uniti perdono leva e il castello finanziario costruito su decenni di emissioni monetarie rischia di traballare. È qui che gli “azzardi” diventano logici: non sono improvvisazioni, ma tentativi di riportare un pezzo di mondo sotto l’ombrello del petrodollaro.

25:01
immagine

Il nuovo disordine mondiale 

Alphaville 12.01.2026, 12:05

  • Imago Images
  • Mattia Pelli

L’Iran, poi, è un’altra storia ancora, ma con lo stesso finale. È il cuore energetico del blocco che più apertamente sfida il dollaro. Vende petrolio in yuan, costruisce corridoi commerciali con Russia e Cina, immagina un Medio Oriente dove gli Stati Uniti non sono più il perno ma un ospite scomodo. Per Washington, questo è un incubo strategico: se il Golfo Persico smette di usare il dollaro, la dedollarizzazione non è più un’ipotesi, ma un processo irreversibile. E allora ogni tensione, ogni sanzione, ogni escalation diventa un modo per rallentare l’inevitabile.

Il punto è che viviamo in un mondo che si sta dividendo in blocchi. Non per ideologia, ma per necessità. Da una parte chi vuole mantenere il dollaro come valuta globale; dall’altra chi vuole liberarsene per non essere più vulnerabile alle sanzioni americane. In mezzo, un’Europa che osserva, sperando che il tavolo non si rovesci mentre sta ancora apparecchiando.

E gli Stati Uniti? Se il dollaro perde centralità, arriva la parte che nessuno vuole nominare: l’inflazione. Perché quando una moneta è meno richiesta, vale meno. E quando vale meno, importare costa di più. E gli Stati Uniti importano quasi tutto. È qui che il passato torna a presentare il conto: decenni di moneta stampata senza freni diventano improvvisamente un peso. Il privilegio esorbitante rischia di diventare un esorbitante problema.

Trump, in questo quadro, non è un’anomalia ma un sintomo. Le sue mosse in Venezuela e Iran non sono scatti d’ira, ma tentativi di difendere un sistema che si sta sgretolando. Certo, lo fa con il suo stile: diretto, muscolare, spesso imprevedibile. Ma la logica è più antica di lui: controllare l’energia per controllare la moneta. E controllare la moneta per controllare il mondo.

Il problema è che il mondo non vuole più farsi controllare. E allora gli “azzardi” diventano rischi veri: ogni pressione può accelerare la fuga dal dollaro, ogni sanzione può spingere un Paese verso alternative, ogni crisi può diventare un detonatore.

Forse è questo il punto: non stiamo assistendo a un cambio di politica, ma a un cambio di era. E come sempre, quando un’era finisce, nessuno vuole essere quello che spegne la luce.

immagine
1:09:01

La memoria e il dolore - Trump “padrone” del mondo: dopo il Venezuela a chi tocca?

60 minuti 12.01.2026, 20:45

Ti potrebbe interessare