Dopo 25 anni di trattative è stato firmato ad Asunción, capitale del Paraguay, l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il Mercosur (Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay). L’accordo segna una tappa importante per il rafforzamento dei legami economici tra Europa e Sud America, ma è ancora necessaria l’approvazione del Parlamento europeo prima di entrare in vigore.
“Abbiamo scelto il commercio equo piuttosto che i dazi doganali, un partenariato produttivo a lungo termine piuttosto che l’isolamento”, ha affermato la presidente europea Ursula von der Leyen poco prima di firmare. Per Santiago Peña, presidente del Paraguay che detiene la presidenza di turno del Mercosur, si tratta di un “chiaro segnale a favore del commercio internazionale” in un contesto di “tensioni”.
L’accordo libera dai dazi oltre il 90% degli scambi commerciali tra UE e Mercosur. Da una parte favorisce le esportazioni europee di automobili, macchinari, prodotti chimici, vini e alcolici e dall’altra facilita l’accesso al mercato europeo per carne bovina, pollame, zucchero, riso, miele e soia sudamericani.
L’intesa crea una delle più grandi zone di libero scambio al mondo. Infatti coinvolge Stati che un’importante fetta del PIL mondiale e da essa è previsto che nasca un mercato da oltre 700 milioni di consumatori. Inoltre, arriva in un periodo di dazi doganali extra imposti dal presidente statunitense Donald Trump.
Preoccupazioni in Europa e non solo
Le opposizioni all’accordo non sono mancate: in diversi Paesi dell’UE si sono svolte numerose manifestazioni contro questo trattato, come per esempio in Francia, e anche ampie fasce della società civile dei paesi del Mercosur si sono opposte. Secondo i detrattori europei l’intesa sconvolgerà l’agricoltura europea con prodotti meno costosi e non necessariamente conformi alle norme dell’UE, a causa della mancanza di controlli adeguati. In Argentina, l’impatto sull’industria automobilistica potrebbe tradursi in una perdita di 200’000 posti di lavoro secondo le stime, ricorda Luciana Ghiotto, dottoressa in scienze sociali dell’Università di Buenos Aires.








