Il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese (ANP), Mahmoud Abbas
Il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese (ANP), Mahmoud Abbas (keystone)

Abbas, l'ultimatum e Israele che tace

Il presidente dell'ANP ha dato al Governo israeliano un anno per ritirarsi dai territori palestinesi, senza ottenere reazioni. Scetticismo in Cisgiordania e a Gaza

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Tutto tace. Il Governo israeliano, finora, non ha commentato le dichiarazioni di venerdì del presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese (ANP), Mahmoud Abbas. Il leader dell'ANP ha detto che darà un anno a Israele per il ritiro da tutti i territori palestinesi, e "durante quest'anno siamo pronti a negoziare il confine e risolvere altre questioni fondamentali". Se ciò non accadrà, ha proseguito, "prenderemo in considerazione la revoca del riconoscimento di Israele sulle linee del 1967 e andremo alla Corte Internazionale di Giustizia".

Il discorso del presidente palestinese, va detto, non ha suscitato entusiasmo in Cisgiordania e Gaza. I toni bellicosi di Abbas sono stati accolti da molti palestinesi con scetticismo. Pochi credono che Israele prenderà in considerazione l'ultimatum o accetterà, dopo 54 anni, di ritirare i suoi soldati e centinaia di migliaia di coloni in appena 12 mesi.

Nel suo video messaggio di venerdì all'Assemblea Generale dell'ONU, Mahmoud Abbas, ha inoltre dichiarato che: "Questo regime coloniale che Israele ha stabilito sulla nostra terra scomparirà, indipendentemente da quanto tempo ci vorrà. Non permetteremo loro di dirottare le nostre vite e uccidere i sogni, le speranze e le aspirazioni del nostro popolo per realizzare la libertà e l'indipendenza". "Da questo podio - ha proseguito - invito i figli e le figlie della Palestina in tutto il mondo a continuare a proseguire la loro lotta pacifica per la libertà e l'indipendenza resistendo all'occupazione e all'apartheid".

ATS/RG/M. Ang.
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