L'Etiopia rischia la guerra civile

TG di domenica 08.11.2020

Etiopia, guerra nel Tigrè

Il premier Abiy Ahmed, nel 2019 insignito del premio Nobel per la pace, lancia un'offensiva contro un'etnia della sua stessa nazione

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Il premier etiope Abiy Ahmed, soltanto l'anno scorso insignito del premio Nobel per la pace, ha lanciato un'offensiva nella regione del Tigrè, e sta dunque entrando in guerra contro un'etnia della sua stessa nazione. Un paradosso per un premier che sembrava avesse aperto la strada per una riconciliazione e che ora sta portando il Paese sull'orlo di una guerra civile.

Abiy mercoledì ha ordinato all'esercito federale di entrare nella regione autonoma settentrionale dei Tigrè, dopo un attacco armato di ribelli secessionisti, innescando un conflitto. Si tratta di una nuova mina sul cammino del più giovane (44 anni) leader africano verso un'Etiopia unita sotto l'insegna della democrazia liberale e delle riforme. Lo scenario è quello del secondo Stato più popoloso del continente africano, con 110 milioni di abitanti, dopo la Nigeria, e di una delle migliori storie africane di sviluppo economico.

Il superamento della "linea rossa" da parte dei tigrini è stato un attacco a una base dell'esercito federale compiuto dal Fronte di liberazione del popolo dei Tigrè (Tplf) per trafugare artiglieria e materiale militari, secondo quanto sostenuto da Abiy. Il Tplf, partito di governo della regione, ha negato il blitz, accusando il premier di aver inventato l'episodio per giustificare l'offensiva armata contro la forza politica e le sue milizie.

Sono state già segnalate vittime in pesanti scontri anche se la verifica delle informazioni è resa quasi impossibile da linee telefoniche e internet tagliate e uno stato d'emergenza semestrale che di fatto ha chiuso la più settentrionale delle nove regioni etiopiche. Il parlamento di Addis Abeba ha votato la revoca dell'assemblea e del governo regionale del Tigrè. La regione con capoluogo Macallè è famosa per aver generato combattenti indomiti e resistenza ai governi centrali (la prima guerra tra Etiopia e Italia scoppiò nel 1895 in seguito all'arrivo dell'esercito italiano proprio nel Tigrè dalla vicina colonia di Eritrea).

Lo scontro di Abiy, di etnia Oromo per parte di padre, coi tigrini era iniziato subito dopo la sua nomina dell'aprile di due anni fa con l'allontanamento di loro esponenti da posizioni chiave in esercito, servizi e politica dopo tre decenni di dominio. A settembre c'era stato l'affronto, punito col taglio di fondi, di elezioni regionali condotte nel Tigrè nonostante il rinvio di quelle nazionali causa-covid. Ma guai per Abiy, premiato col Nobel per storica pace con la confinante e arcinemica Eritrea, vengono anche dalla sua stessa etnia, gli Oromo: lo scorso fine settimana è stata ascritta a un gruppo armato di questa etnia, che rappresenta circa un terzo della popolazione etiope, una strage da almeno 54 vittime della popolazione Amhara, fra le più potenti del Paese. In Oromia inoltre tracima risentimento per Abiy perché la sua etnia continua a sentirsi marginalizza come in passato anche nella sua visione 'nazionale' e non particolaristica dell'Etiopia futura.

Oggi (domenica) Abiy Ahmed, ha sostituito il capo dell'esercito, appena quattro giorni dopo il suo ordine di avviare operazioni militari nella regione Tigré nel nord del Paese, contro le forze del territorio tigrino. Intanto, proseguono le ostilità. Un medico di Sanjia, una cittadina nella regione di Amhara, ha detto che circa 100 soldati etiopi hanno ricevuto cure per ferite di arma da fuoco nell'ospedale locale.

Info Notte

Info Notte

Le ultime notizie della giornata

 
ATS/ANSA/M. Ang.
Condividi