Neima Ezza e Baby Gang (Instagram)

I rapper con il vizio della rapina

Negli scorsi giorni i milanesi Baby Gang e Neima Ezza sono finiti in manette – Intervista alla giornalista musicale Marta Blumi Tripodi

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Rapper, ma anche con il vizio delle rapine. A Milano, la notizia è di un paio di giorni fa, Baby Gang -nome d’arte di Zaccaria Mouhib- e Neima Ezza (Amine Ezzaroui), rapper del capoluogo lombardo, sono stati arrestati con l'accusa di aver messo a segno alcune rapine ed estorsioni. A inizio mese sempre a Milano nel quartiere di San Siro si è anche sparato: la causa, una faida tra bande di cantanti rap, ma rivali. Cosa sta succedendo nella vicina Lombardia? Chiara Savi ne ha parlato con Marta Blumi Tripodi, giornalista musicale che segue da vicino il mondo rap, e che su Neima Ezza ha anche realizzato un documentario.

“Sono due ragazzi di seconda generazione, in realtà con due storie simili ma diverse. Sono entrambi di origine marocchina, ma Baby Gang è nato a Lecco mentre invece Neima è nato in Marocco ed è arrivato a Milano da bambino. Sono tutti e due cresciuti comunque in un contesto di periferia. La differenza sostanziale tra i due è che Neima ma non aveva mai avuto grandi problemi con la legge, mentre Baby Gang ha già sperimentato carcere minorile, comunità,... insomma si stava apparentemente riscattando attraverso la musica, entrambi hanno infatti firmato dei contratti con le grandi multinazionali della discografia ed entrambi si apprestavano appunto a entrare a buon diritto all'interno del mercato”.                                      

Gli episodi di violenza citati non sono isolati. A fine mese nel quartiere di san Siro, si spara: si parla di una faida tra gruppi di rapper rivali. E poi ancora si registrano maxirisse alle quali partecipano sempre dei rapper. Gli Stati Uniti ci avevano abituato a scontri tra rapper della East Coast contro quelli della West Coast, qualcuno è anche morto. Ma in Italia cose del genere non si erano mai viste....  Come spiegare questi fatti? 

“Purtroppo c'è più tensione, ma probabilmente dipende anche dal fatto che è aumentata molto la tensione sociale perché chiaramente la pandemia ha anche fatto sì che tutta una serie di situazioni che erano già ai margini, che erano già al limite, degenerassero ulteriormente. Spesso queste situazioni sono anche le situazioni in cui si trovano molti dei giovanissimi rapper milanesi di seconda generazione o di origine italiana”.

Ma è possibile tracciare un identikit del rapper milanese o italiano più in generale?

“Non è possibile credo, perché in questo momento storico il rap a Milano come in tutto il resto d'Italia è diventato il genere prevalente, quello che ascoltano tutti, per cui c'è veramente una grandissima varietà all'interno delle tipologie di rapper. Ci sono liceali di buona famiglia, ci sono ragazzi delle periferie e ci sono addirittura artisti che nascono come cantanti e musicisti classici che a un certo punto, siccome il rap comincia ad andare di moda, si convertono al rap e si creano un personaggio semplicemente perché sperano che questo intercetti maggiormente i gusti degli ascoltatori”.

La periferia, i quartieri fatiscenti, la vita difficile… sono temi da sempre cantati non solo dai rapper.... ma si può essere dei rapper e non venire dalle banlieue più degradate? 

“Oggi cercano in qualche modo di crearsi un personaggio che vada un po’ in quella direzione. In realtà sappiamo che molti vengono da contesti assolutamente normali. Certo è che sicuramente fa gioco avere un personaggio da poter raccontare, diciamo che la parabola del riscatto in qualche modo è una parabola che funziona molto bene sia nel rap che in generale nella musica”.

SEIDISERA-Savi/dielle
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