La copertina che Time dedicò a Jamal Khashoggi nel 2018 (keystone)

Khashoggi: un arresto a Parigi

Fermato un ex membro della guardia reale dell'Arabia Saudita; è tra i sospettati dell'assassinio del giornalista dissidente

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L'Arabia Saudita protesta per l'arresto, effettuato ieri (martedì) in Francia di un presunto membro del commando che uccise e fece a pezzi il giornalista Jamal Khashoggi, nel consolato saudita di Istanbul nel 2018. L'uomo, Khaled al Otaibi, 33 anni, è stato fermato all'aeroporto parigino di Roissy-Charles-de-Gaulle, nel quadro di un mandato d'arresto internazionale, emesso dalla Turchia.

Secondo fonti giudiziarie, al Otaibi è stato intercettato dalla polizia di frontiera mentre si apprestava a imbarcarsi a bordo di un volo in partenza per Riad. Al termine del fermo, mercoledì, l'uomo dovrà comparire dinanzi alla procura di Parigi che dovrebbe notificare il mandato d'arresto.

Giornalista ed editorialista del Washington Post, nonché dissidente del potere saudita, Khashoggi è stato assassinato il 2 ottobre del 2018 nel consolato del suo Paese a Istanbul da un commando di agenti giunti dall'Arabia Saudita. Il suo corpo, fatto atrocemente a pezzi, non è mai stato rinvenuto. Dopo aver negato l'omicidio, Riad ha addossato le responsabilità ad agenti sauditi deviati.

Il "processo farsa" in Arabia Saudita contro gli assassini

Nel settembre 2020 si è concluso dopo mesi di polemiche e accuse di insabbiamento il processo sul caso in Arabia Saudita. Una sentenza che la fidanzata della vittima, Hatice Cengiz, e la relatrice dell'ONU sul caso, Agnes Callamard, bollarono come "una farsa", anzi "una parodia di giustizia". I cinque imputati condannati a morte in primo grado hanno avuto la vita salva, con una pena definitiva scesa a 20 anni di carcere mentre altri due imputati sono stati condannati a 10 anni e uno a 7 anni.

L'accusa: "Il principe Mohammed bin Salman non poteva non sapere"

La sentenza chiuse la partita davanti alla giustizia saudita, ma lasciò aperti sospetti e interrogativi su esecutori e mandanti. Fortemente criticato sin dall'inizio per la mancanza di trasparenza, il processo saudita ha risparmiato i fedelissimi del principe Mohammed bin Salman (Mbs), derubricando come un'operazione non autorizzata di servizi deviati l'uccisione del reporter cinquantanovenne. Riad ha sempre negato con forza ogni coinvolgimento dell'erede al trono, finito invece nel mirino della CIA e del rapporto degli esperti delle Nazioni Unite, oltre che della Turchia. Secondo le accuse, il principe non poteva non sapere, anzi ne fu il mandante.

L'arresto parigino arriva appena tre giorni dopo l'incontro a Gedda tra Emmanuel Macron e Mbs. "Abbiamo parlato di tutti senza tabù e abbiamo ovviamente evocato la questione dei diritti umani", ha detto in quell'occasione il presidente francese aggiungendo che le "prossime settimane e i prossimi mesi consentiranno di vedere se progrediamo su questo tema".

Il processo a Istanbul

Il 23 novembre scorso si è tenuta a Istanbul una nuova udienza del processo in cui sono giudicati in contumacia 26 sauditi accusati di avere avuto un ruolo nell'omicidio. Nell'udienza i giudici hanno chiesto al ministero della Giustizia turco di chiedere a Riad i nomi di coloro che sono già stati condannati nel processo saudita in modo che non ricevano una nuova condanna. Il processo è stato aggiornato al 24 febbraio. "Tutti sanno che il processo sarà simbolico fino a quando gli imputati non saranno catturati e portati in Turchia", ha affermato il rappresentante turco di Reporter senza frontiere (Rsf) Erol Onderoglu definendo il caso "ormai a un punto morto" e chiedendo che Mbs venga incluso nella lista degli indagati.

Il rapporto USA: "Mohammed bin Salman è il mandante"

Khashoggi criticò apertamente il principe ereditario saudita e un rapporto dell'intelligence USA sostiene che quest'ultimo abbia approvato un'operazione per catturare o uccidere il giornalista a Istanbul. L'omicidio fu criticato fortemente dal presidente Recep Tayyip Erdogan che tagliò i rapporti con l'Arabia Saudita. Recentemente il leader turco non è più tornato a commentare il caso parallelamente a tentativi diplomatici di riavvicinamento tra Ankara e Riad.

ATS/M. Ang.
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