La rabbia a Napoli non si placa

Gli scontri con la polizia continuano dopo l’annuncio di un nuovo lockdown - L'analisi di Marco Demarco e le ragioni dei manifestanti

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Tantissimi napoletani anche sabato sera sono tornati a protestare nelle strade della città, di nuovo  teatro di manifestazioni dopo i riot della notte di venerdì, quando il governatore della Campania Vincenzo De Luca aveva annunciato che avrebbe imposto un nuovo lockdown alla regione (senza però specificare quando e in che modo). Questa volta a scendere in piazza sono stati i lavoratori precari, i disoccupati e i lavoratori autonomi che temono una nuova serrata.

 

"Perché a Napoli? Perché le strutture sociali sono più deboli"

Napoli è al momento l’unica città italiana in cui le persone sono scese in massa in piazza. Disordini sabato sera si sono però verificati anche a Roma. "Non è un caso – spiega Marco Demarco, scrittore ed editorialista del Corriere del Mezzogiorno – perché prima di tutto è qui, in Campania, che si è annunciato un nuovo lockdown. E poi perché questa città, più di altre, soffre di una precarietà delle strutture sociali più deboli".

"Spesso si parla di camorra solo per costruirsi un alibi"

Una precarietà che la camorra è pronta a sfruttare. Durante gli scontri di venerdì notte sono stati identificati diversi soggetti legati ai clan cittadini. "La loro presenza – spiega Demarco – non è necessariamente indicativa di un disegno camorristico. Nel primo lockdown gli analisti hanno spiegato che la camorra stava approfittando del fallimento delle aziende per rilevarle e dei ritardi dello Stato per sostituirsi a esso. Ora diciamo che la camorra sfida lo stato contro un nuovo lockdown. Bisogna fare attenzione. Spesso si parla di camorra solo per costruirsi un alibi". La verità è che venerdì come sabato le piazze erano complesse e ad accomunare tutti era la paura di non riuscire a portare il pane in tavola.  

Il secondo lockdown sarebbe una catastrofe

Secondo Eurostat la Campania, nel 2018 (ultimo dato disponibile per l’Italia) era la regione d’Europa a più alto rischio povertà: il 53,6% della popolazione, all’epoca, rischiava di perdere il necessario per la sussistenza. L'emergenza Covid-19, il lockdown e la crisi finanziaria del 2020 hanno peggiorato la situazione. Un secondo lockdown potrebbe essere una catastrofe.

Mario Messina
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