Enrico Letta (keystone)

"Ora attenzione al debito"

Le valutazioni di Enrico Letta sul primo accordo europeo sul fondo da mille miliardi per far ripartire l'economia

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Dopo settimane di tensione, l’Unione europea ha trovato un primo accordo per la creazione di un fondo di almeno mille miliardi di euro per far ripartire l’economia. Tocca ora alla Commissione europea, il 6 maggio, presentare i dettagli. Ma come leggere questa prima intesa? Claudio Bustaffa ha raccolto le considerazioni di Enrico Letta, ex premier italiano, e direttore della Scuola di Affari internazionali a SciencesPo a Parigi.

“È stato fatto un passo avanti molto importante sul tema della lotta alla disoccupazione, ed è stato poi abbozzato il passo avanti più significativo che è quello del piano di rilancio, o recovery fund, che però dovrà poi essere finalizzato il 6 maggio. Ora é nelle mani della Commissione europea che deve presentare una proposta e ovviamente fino a quel giorno il giudizio è sospeso. È però evidente che il 6 maggio debba essere presentato qualcosa di concreto, la politica dei soli annunci non può continuare”.

La prima cosa è capire quanto esattamente viene messo sul piatto..

“Ma occorre anche capire come verranno finanziati questi piani di aiuto, e come verranno gestiti. Sono le due questioni chiave”.

Ecco su questo si sa che c’è divisione, c’è chi preme perché questi fondi vengano prestati, mentre altri paesi vorrebbero che fossero dei finanziamenti a fondo perso..

“Sì, credo che probabilmente ci sarà bisogno di avere un mix di queste due soluzioni, e vorrei ricordare anche la proposta molto interessante fatta dal governo spagnolo, su una sorta di “debito perpetuo”. È evidente che c’è bisogno di tutte queste tre soluzioni. Molto spesso il diavolo di nasconde nei dettagli, quindi staremo a vedere. Io ho trovato molto positivo il fatto che si sia già trovato un accordo che prevede che una parte significativa del finanziamento di questo piano di rilancio debba essere trovato aumentando il bilancio comunitario. Non è il metodo intergorvernativo che vince ma il metodo comunitario. La Commissione avrà quindi la possibilità di gestire queste risorse, anche con regole di maggioranza, e questo renderà più fluido ed efficace il percorso e meno bloccato da veti, come invece sarebbe se le risorse fossero solo intergovernative, come invece è stato nella scorsa crisi 2008-2012”.

Tutte le previsioni parlano di un crollo globale del prodotto interno lordo, e questo avrà ricadute sui bilanci dei singoli stati, in Italia, ad esempio, il rapporto debito pubblico/PIL potrebbe arrivare al 155%. Lei pensa che questo scenario rappresenti una grave minaccia per la tenuta dell’Euro?

“Io credo che il tema del debito debba essere affrontato con intelligenza e saggezza. Credo occorra affrontare la questione di come sterilizzare gli aumenti del debito. Aumenti che toccheranno ogni paese, lei ha citato l’Italia ma anche la Francia potrebbe passare dal 100% al 115% nel rapporto debito/PIL, la stessa Germania avrà un aumento del 10% del debito, cosa che per quel paese è una cosa enorme. Credo che bisogna trovare con creatività modi per sterilizzare questo debito, altrimenti si rischia che si scatenino dei meccanismi a cascata che rischiano di essere molto preoccupanti, le agenzie di rating e altro, quindi io mi sento di spingere i leader europei di oggi a considerare questo tema come fondamentale”.

Il piano europeo

Il piano europeo

TG di venerdì 24.04.2020

 
Claudio Bustaffa
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