Russi in coda per fuggire dall'arruolamento

Una lunga fila di auto si è formata al confine con la Georgia. A bordo uomini che scappano dalla coscrizione forzata - Al via i contestati referendum d'annessione

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Lunghe code si sono formate nella notte al confine tra Russia e Georgia, secondo quanto riferisce la BBC, che mostra anche le immagini di file interminabili di auto con a bordo soprattutto uomini russi che stanno tentando di lasciare il Paese per evitare l'arruolamento forzato per la guerra in Ucraina.

RG 12.30 del 23.09.2022 Il servizio di Paola Nurnberg
RG 12.30 del 23.09.2022 Il servizio di Paola Nurnberg
 

Il Cremlino sostiene che le notizie sulla fuga di uomini in età da coscrizione sono esagerate, ma alcuni testimoni hanno stimato che la coda di auto al checkpoint di Upper Lars fosse lunga circa 5 chilometri, mentre un altro gruppo ha affermato che ci sono volute sette ore per attraversare il confine.

Un uomo in coda in età da chiamata alle armi, che non ha voluto dire il suo nome, ha detto a un reporter della BBC di aver preso il passaporto e di essersi diretto al confine senza neanche fare le valigie subito dopo l'annuncio del presidente Putin. "Mi spezzerò un braccio, una gamba, qualsiasi cosa pur di evitare di partire", ha detto.

Un aumento del traffico si è registrato nella notte anche alla frontiera con la Finlandia, che condivide un confine di 1'300 chilometri con la Russia ma richiede un visto per l'ingresso e che riflette però sull'ipotesi di fermare il flusso, così come l'Estonia: la fuga dalla coscrizione obbligatoria non è considerata motivo valido per ottenere il diritto di asilo. Lettonia e Lituania hanno già assunto la medesima posizione.

Si stima che siano 70'000 gli uomini russi già fuggiti o in procinto di farlo, chi pagando una fortuna per i voli rimasti, in particolare verso Turchia ed Emirati Arabi Uniti, chi sobbarcandosi lunghi viaggi in auto.

Russi in coda anche alla frontiera con la Finlandia
Russi in coda anche alla frontiera con la Finlandia (Reuters)

I referendum partono da lontano

Sempre nella notte si sono aperte le prime urne dei referendum per l’annessione alla Russia dei territori ucraini rivendicati da Mosca. Il voto, condannato dall’Occidente come illegittimo e precursore di un atto illegale, è partito dalla Kamchatka, nell’estremo oriente russo. Letteralmente un voto a distanza, visto la Kamchatka dista oltre settemila chilometri dal Donbass. In questa zona si trovano numerosi sfollati dalle repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk e delle regioni di Kherson e  Zaporizhzhia.

"Quattro seggi elettorali sono stati aperti presso i rifugi temporanei per gli sfollati e resteranno aperti fino al 27 settembre", ha detto alla TASS la commissione elettorale della Kamchatka. Il 27 settembre apriranno i seggi elettorali nella vicina regione di Chukotka, dove si trovano circa 160 sfollati. Circa 60 di questi - secondo l'agenzia russa - avrebbero dichiarato l'intenzione di ottenere la cittadinanza russa.

L'invito a votare "vicino a casa"

Le agenzie di stampa russe hanno annunciato giovedi mattina l'avvio dei "referendum" sull'annessione alla Federazione di alcune zone dell'Ucraina controllate in tutto o in parte da Mosca. Le votazioni si terranno fino al 27 settembre nelle regioni separatiste filorusse di Donetsk e Lugansk (a est) e nelle aree occupate dai russi di Kherson e Zaporizhzhia (a sud). "Una finzione", secondo il giornalista Daniele Raineri, tornato dal Donbass due giorni fa. Anche perché, vista la situazione sul terreno, con villaggi ormai fantasma e altri dove la popolazione è spesso priva di connessione a internet e costretta a rifugiarsi in cantina anche per intere giornate per ripararsi dai combattimenti, era impossibile organizzare un voto rappresentativo nel giro di pochi giorni.

 

"Per motivi di sicurezza", nei primi quattro giorni di referendum la popolazione delle quattro regioni sarà invitata a votare vicino alle proprie abitazioni, piuttosto che ai seggi elettorali, oppure saranno effettuati dei giri presso le abitazioni dei cittadini, spiega l'agenzia di stampa statale russa TASS.

Un voto tutt'altro che spontaneo è la replica, riportata dal Guardian, del governatore ucraino in esilio di Lugansk Sergey Gaidai: "Gli occupanti russi hanno organizzato gruppi armati per circondare le abitazioni e costringere le persone a partecipare al cosiddetto 'referendum'. I cittadini, ha aggiunto, sono stati minacciati: "Coloro che non parteciperanno alla votazione verranno automaticamente licenziati dal lavoro".

Berna non riconoscerà il risultato

I referendum nei territori dell'Ucraina in parte occupati dalla Russia sono contrari al diritto internazionale e il loro esito non verrà riconosciuto dalla Svizzera. Lo ha annunciato venerdì il Consiglio federale. Giovedì il Dipartimento degli affari esteri ha convocato l'ambasciatore russo esponendogli la posizione della Confederazione al riguardo. La Svizzera non ha mai riconosciuto nemmeno l'indipendenza dichiarata dai rappresentanti autoproclamati delle cosiddette "repubbliche popolari" di Luhansk e Donesk, che la Russia ha riconosciuto come Stati indipendenti il 23 febbraio 2022.

Ats/Spi
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