I droni stanno cambiando non solo il modo di combattere, ma soprattutto di progettare la difesa e fare affari nel settore militare. Se nei conflitti recenti, dall’Ucraina al Medio Oriente, è emerso con chiarezza quanto questo tipo di armi siano economiche da produrre ma d’altro lato difficili da intercettare, il tema si sposta ora anche sul piano industriale e strategico. In Europa si cercano sistemi di difesa più sostenibili contro minacce a basso costo e negli Stati Uniti il comparto continua ad attirare investimenti e ad allargare il proprio peso politico ed economico.
L’Europa punta su difese più sostenibili
Il progetto europeo LEAP nasce da una presa di consapevolezza ormai condivisa: non è sostenibile usare sistemi molto costosi per abbattere droni dal prezzo nettamente inferiore. Un missile Patriot, ad esempio, americano costa circa 4 milioni di dollari, mentre un drone Shahed impiegato dall’esercito iraniano costa tra 20’000 e 50’000 dollari. Per questo cinque Paesi del gruppo “I5” (Francia, Germania, Italia, Polonia e Gran Bretagna) hanno avviato un programma per sviluppare sistemi anti-drone low cost, come droni autonomi o missili destinati all’intercettazione delle minacce aeree. L’esperienza ucraina, maturata dopo gli attacchi ricevuti attraverso droni economici e lanciati in massa, potrebbe essere presa come base per lo sviluppo di un modello analogo. Si parla di un finanziamento multimilionario e di una prima consegna attesa entro il 2027.
Negli Stati Uniti cresce il business dei droni
Parallelamente, negli Stati Uniti il settore è sempre più anche un affare industriale. A far discutere è l’ingresso nel comparto di Eric Trump e Donald Trump Jr - figli del presidente statunitense - che stanno investendo nella società “Powerus”, attiva nella produzione di droni per la difesa aerea, il trasporto e la sorveglianza marittima. I due erano già presenti nel settore attraverso partecipazioni in aziende che si occupano di componentistica, una americana e una israeliana. Ora puntano ad ampliare il raggio d’azione con l’obiettivo di produrre diecimila droni acquistando tecnologia ucraina. Sullo sfondo c’è anche l’apertura del mercato interno americano, favorita dalla decisione di non importare più droni cinesi, così come l’interesse del Pentagono, che ha lanciato un programma da oltre un miliardo di dollari per acquistare centinaia di migliaia di droni made in USA.

Radiogiornale 12.30 del 12.03.2026 - Il business dei droni e i figli di Trump, il servizio di Chiara Savi
RSI Info 12.03.2026, 15:06
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