Operazione riuscita
Operazione riuscita (reuters)

Berlusconi desiste, Letta ha la fiducia

Il PdL torna sui suoi passi e vota in Senato per la sopravvivenza del Governo di larghe intese

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Il Governo Letta ha passato l’esame del Senato. In una convulsa giornata, caratterizzata da colpi di scena e momenti drammatici, l’esecutivo ha ottenuto la fiducia della Camera alta con 235 voti contro 70.

In sei non votano

Berlusconi, che fino all’ultimo aveva mantenuto la sua opposizione a Letta, ha invitato i suoi parlamentari a confermare il sostegno al governo da lui fermamente voluto solo cinque mesi fa, di fronte alla concreta prospettiva di subire una pesante scissione dell’ala moderata del PdL, capitanata dal suo ex delfino Angelino Alfano.

Alla fine sono stati solo sei i senatori del PdL che hanno deciso di non partecipare al voto (i "falchi" Bondi, Repetti, Ceroni, Mussolini, Minzolini e Palma). Nelle prossime ore si potranno capire meglio i nuovi equilibri politici nati da questo voto, che sicuramente è destinato a mutare gli scenari nel centro-destra.

I 23 dissidenti (diventati poi 25) che avevano sottoscritto la risoluzione a sostegno di Letta, in aperta rottura con il Cavaliere, avevano già preannunciato, per bocca di Roberto Formigoni, la creazione di gruppi autonomi a Camera e Senato facenti capo al PPE (Partito popolare europeo), formazione cui non aderirà la nuova Forza Italia.

Deputati pidiellini spiazzati

Di sicuro molti nel PdL sono rimasti spiazzati dopo le continue giravolte delle ultime ore. Ieri Silvio Berlusconi, che aveva invitato alle dimissioni parlamentari e ministri del PdL, aveva confermato il no alla fiducia. In mattinata, dopo aver detto che avrebbe aspettato il discorso di Letta, ha ribadito l’opposizione del suo partito, ma proprio prima del voto aveva annunciato il sostegno al governo di larghe intese.

In questo senso il capogruppo democratico Luigi Zampa ha accusato Silvio Berlusconi, che non ha saputo evitare "la formazione di una nuova maggioranza indipendentemente da operazioni tattiche e furbesche", di voler "nascondere la sconfitta politica".

Travaglio nel centro-destra, la spunta Alfano

La novità odierna è che il braccio di ferro tra il Cavaliere e Alfano è stato vinto da quest'ultimo ed è la prima volta che nel ventennio Berlusconiano, dopo i tentativi falliti dei vari Follini, Casini e Fini, forme di dissenso organizzate riescono a prevalere sulla linea dettata dal fondatore di Forza Italia e del Popolo della libertà.

Ma a sorprendere però è stato il fatto che il Cavaliere, notoriamente in sintonia con gli umori di buona parte dell’elettorato e dei poteri forti come la Chiesa (rappresentata nel suo partito tra gli altri da Formigoni, Giovanardi e Lupi) e l’imprenditoria, abbia voluto fino all’ultimo insistere nel suo colpo di mano, nonostante gli appelli alla stabilità e alla continuità che provenivano dai settori a lui vicini. Ambienti di cui oggi si è fatto interprete credibile il vicepremier Alfano.

spal


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