(©Marco Carlone)

I Bektashi, quasi una fenice

Morte e resurrezione di una comunità che ha fatto della mediazione interreligiosa uno dei suoi principi cardine e fondanti

Prosegue il nostro viaggio tra popoli e tribù poco conosciute.  Dopo i falasha in Etiopia, i Karen della Thailandia, gli Shipibo-Conibo del Perù, ci occupiamo oggi dei Bektashi d'Albania. La storia recente dei Bektashi è la storia di una fenice: a persecuzioni continue e fasi di clandestinità obbligata, sono sempre seguite le rinascite di questa comunità musulmana che ha nella tolleranza il proprio principio cardine.

Pillole di storia

Su pressione delle monarchie europee che esortano l’impero Ottomano a modernizzarsi, nel 1826 il sultano ottomano Mahmud il Giusto abolisce il corpo dei giannizzeri, composto in gran parte da fedeli Bektashi. 99 anni più tardi, il padre della Turchia moderna post-ottomana, Mustafa Kemal Ataturk sopprime definitivamente l’ordine Bektashi, allo scopo di favorire l’identificazione tra religione sunnita e neonata identità nazionale turca.

Il clero Bektashi si trasferisce allora in Albania, divenuta indipendente nel 1912 e, sotto la protezione di re Zog I, apre la sede ufficiale della comunità a Tirana nel 1929.Negli anni i Bektashi si ritagliano un ruolo importante nella società albanese, arrivando ad essere considerati una comunità religiosa autonoma al pari di musulmani sunniti, cattolici e ortodossi, tra cui si trovano non di rado a mediare. Il volto principale dell’Albania riformatrice, Mehdi Frashëri, due volte primo ministro e ministro degli esteri, non a caso proviene da una famiglia Bektashi.

La fine e la rinascita

La Seconda Guerra Mondiale travolge anche l’Albania, occupata prima dall’Italia fascista e in seguito dalla Germania nazista. In questo periodo i Bektashi partecipano alla resistenza partigiana e contribuiscono a salvare numerosi ebrei. Nel 1945 l’Albania si scopre “l’unico paese europeo con più ebrei alla fine della guerra che all’inizio”. Tacciono i cannoni, inizia la Guerra Fredda. Più stalinista di Stalin, il dittatore comunista Enver Hoxha (a sua volta di origine Bektashi) nel 1967 abolisce l’ordine mistico e dichiara l’Albania “il primo stato ateo al mondo” nel 1976. Si deve aspettare il 1990 per rivedere la libertà di culto in Albania. I Bektashi possono riprendere a praticare la propria fede pubblicamente, svolgendo il loro tradizionale ruolo di mediazione interreligiosa.

Anche grazie ai Bektashi, l’Albania post-comunista si è salvata dai conflitti di matrice etnico-religiosa che hanno invece insanguinato la confinante regione ex-jugoslava.

Marco Carlone

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