Mascherine anche in entrata ai ristoranti (keystone)

“Sono misure comprensibili”

Le reazioni dell’economia (USAM) alle nuove misure anti-coronavirus annunciate domenica dal Consiglio federale. Gastrosuisse: “Non c’era altra scelta”

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Misure comprensibili, anche se potranno fare male a certi settori. È questa in estrema sintesi la prima reazione dell’economia elvetica alla nuova stretta annunciata domenica dal Consiglio federale per arginare la crescita dei contagi da coronavirus (vedi correlati).

Gastrosuisse: “Non c’era altra scelta”

I provvedimenti toccano di nuovo anche il settore della ristorazione: l'obbligo di restare seduti mentre si mangia o si beve e la mascherina in entrata dei locali comporteranno infatti nuove difficoltà per il settore, ha affermato domenica Gastrosuisse. Su quanto deciso ieri a livello federale per il presidente Casimir Platzer “non c’era però altra scelta”.  

Per Pltazer il piano di protezione fornisce ai clienti la necessaria sicurezza, che di solito non viene fornita in occasione di eventi privati: "Quest'estate abbiamo dimostrato che possiamo lavorare in condizioni difficili e restituire alla gente un senso di normalità", sottolineando al contempo come un'ulteriore chiusura dei ristoranti è da evitare anche per motivi sociali. “Come luogo di incontro, ristorazione e albergheria svolgono un'importante funzione sociale” ha sottolineato Platzer.

Bigler (USAM): “Non va sprecata la ripresa”

Anche per il direttore dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) Hans-Ulrich Bigler il nuovo passo era atteso e comunque ponderato: “Dalla comunicazione del Consiglio federale ho ritenuto due concetti – spiega ai microfoni della RSI –: il Governo vuole evitare a tutti i costi un secondo lockdown e i piani di protezione elaborati negli ultimi mesi da aziende e settori economici funzionano. Un secondo confinamento, con lo stop ad attività commerciali come in primavera, avrebbe conseguenze economiche e sociali gravissime”.

Positiva per Bigler anche la raccomandazione del telelavoro che, rispetto a un obbligo, “concede una apprezzabile flessibilità”. Per il direttore dell’USA è da mesi che le aziende si stanno preparando ad un peggioramento della situazione: “Si sta cercando di arrivare alla seconda ondata epidemica senza farsi sorprendere e non va sprecata la ripresa, che i primi dati attestano, dopo i mesi di crisi di marzo, aprile e maggio.”

Anche perché le piccole e medie imprese, conferma Bigler, si sono dimostrate più resistenti del previsto.

 
RG/dielle
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