Berna ha rifiutato la richiesta tedesca di inviare all'Ucraina munizioni di fabbricazione svizzera per i carri antiaerei Gepard (Keystone)

Armi svizzere, reazioni al "sollecito" della NATO

Dopo le parole pro "riesportazione" di munizioni del segretario generale Stoltenberg - Gysin: "La nostra forza è la diplomazia". Cattaneo: "Anche i Paesi vicini ci difendono"

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Le munizioni elvetiche? Darebbero una grossa mano alla difesa aerea ucraina. Stanno dividendo la politica federale le parole del segretario generale della NATO, intervistato in esclusiva dalla RSI. Jens Stoltenberg ha infatti invitato la Confederazione a riconsiderare la propria opposizione alla riesportazione di materiale bellico verso l’Ucraina: "Se la Svizzera decide di farlo salverà delle vite".

 

Le armi, ribatte la consigliera nazionale Greta Gysin, "non hanno mai salvato la vita a nessuno, anzi servono per l’esatto contrario". La grande questione, prosegue la deputata dei Verdi, "semmai è quale ruolo vuole giocare la Svizzera in questo conflitto e negli altri. Come Paese neutrale quali servizi può mettere a disposizione? Non penso che la nostra forza siano le armi, ma piuttosto la diplomazia".

L’esportazione di armi resta un dilemma anche per l’UDC, che da un lato punta ad una neutralità quasi assoluta e dall’altro teme per la concorrenzialità dell’industria bellica elvetica. In Germania qualcuno già chiede di rivolgersi ad altri produttori se le armi svizzere non possono più essere usate in contesti simili. Il senatore bernese democentrista Werner Salzmann conferma: "È un tema molto rilevante, visto che solo con la Germania commerciamo armi per 1,4 miliardi di franchi all’anno. Non possiamo sottovalutare che i produttori di armi svizzeri possono sopravvivere solo se possono anche esportare. Quindi la questione va affrontata".

Ciò che avverrà ad inizio gennaio, quando le Commissioni di politica di sicurezza del Parlamento affronteranno il tema. Attendono dal Consiglio federale spiegazioni su come vada interpretata un’apertura sull’esportazione di armi fa Paesi terzi in relazione alla neutralità.

Per il consigliere nazionale del PLR Rocco Cattaneo la direzione è chiara: "C’è un’iniziativa del nostro presidente Thierry Burkart che chiede per i Paesi che condividono i nostri stessi valori di democrazia, libertà e Stato di diritto di poter evitare questo divieto. Personalmente penso che sia una buona cosa, soprattutto per la nostra sicurezza, che è difesa anche dai Paesi che ci stanno attorno".

Il diritto della neutralità, sottoscritto in una convenzione internazionale del 1907, impedisce alla Svizzera di appoggiare militarmente una nazione in guerra, ma nulla dice sulla riesportazione di armi elvetiche acquistate da altri Paesi. È la legge sugli embarghi che fa stato ed interpreta, adeguandosi spesso alle circostanze, la cosiddetta politica della neutralità.

SEIDISERA/Crameri/Spi
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