Christoph Berger
Christoph Berger (keystone)

Berger dichiara di essere stato rapito

"Presa di posizione personale" del presidente della Commissione federale delle vaccinazioni, che si identifica ufficialmente come vittima del sequestro relativo ai fatti di Wallisellen

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Christoph Berger ha affermato domenica, attraverso una "dichiarazione personale", di essere stato rapito da un uomo che, in seguito, è stato ucciso, durante l'arresto, da parte della polizia. Il presidente della Commissione federale delle vaccinazioni ha reso noto che il suo rapinatore gli aveva chiesto denaro e lo aveva minacciato.

La notizia era stata diffusa venerdì 8 aprile dalle testate del gruppo Tamedia, prima che il tribunale distrettuale di Zurigo vietasse ai media di pubblicare indicazioni sulla persona rapita. La decisione era giunta quale misura superprovvisionale, cioè una misura cautelare senza ascolto della parte avversa.

Il tribunale distrettuale di Zurigo aveva imposto la rimozione del nome del funzionario dagli articoli di stampa relativi alla vicenda. Nome che, invece, in un primo momento, era stato fatto in relazione alla sparatoria di mercoledì sera a Wallisellen (ZH) con due persone uccise. Venerdì la Procura aveva appurato la dinamica: un uomo, un 38enne tedesco, aveva colpito mortalmente la sua compagna con un proiettile partito dalla propria pistola durante l'intervento della polizia, che lo voleva arrestare per il rapimento avvenuto qualche ora prima proprio ai danni di "un funzionario della Confederazione", Christoph Berger, appunto.

Le testate del gruppo Tamedia avevano anche collegato il rapimento di Berger al suo ruolo di presidente della Commissione federale delle vaccinazioni durante la pandemia di Covid 19. Come scrive Berger, "questa narrazione contraddice la mia esperienza personale durante il rapimento". Allo stesso tempo, dice, è consapevole delle "grandi tensioni emotive e sociali che le questioni relative alla vaccinazione hanno ricevuto negli ultimi due anni".

È "felice" di fornire alcuni dettagli sul corso degli eventi, scrive ancora. Su consiglio della polizia e del pubblico ministero, sta tralasciando alcuni dettagli, anche se "potrebbero essere interessanti".

Secondo la dichiarazione di Berger, il 38enne lo ha tenuto sotto sequestro per un'ora. "Durante questo tempo, mi ha chiesto una notevole somma di denaro". Secondo la dichiarazione, il rapitore lo avrebbe minacciato, dicendogli quello che gli avrebbe fatto se la richiesta di denaro non fosse stata soddisfatta entro un determinato periodo di tempo.

L'autore non ha fatto alcun riferimento al suo ruolo di presidente della commissione di vaccinazione, prosegue Berger, il quale dice di essere stato liberato dopo aver garantito al rapitore che avrebbe soddisfatto le sue richieste.

Berger aggiunge pure che commenterà il suo rapimento solo con le autorità giudiziarie, almeno fino alla conclusione del procedimento penale. Non fornirà pertanto informazioni ai media in merito e chiede che sia rispettata la privacy sua e della sua famiglia e che il suo nome e la sua foto vengano diffuse con moderazione.

Foto d'archivio
Foto d'archivio (keystone)

La sparatoria

La sera del 6 aprile la polizia si è presentata all'appartamento del tedesco per arrestarlo in relazione al rapimento. Il 38enne ha però improvvisamente estratto una pistola: nella sparatoria successiva, l'uomo ha colpito con un proiettile la sua compagna, una svizzera di 28 anni, uccidendola. Il tedesco è poi stato colpito a morte dagli agenti.

Gli accertamenti eseguiti dall'Istituto di medicina legale dell'Università di Zurigo hanno potuto stabilire la dinamica dei fatti, inizialmente confusa, ha comunicato l'8 aprile la Procura cantonale, aggiungendo che, sempre in merito a un possibile coinvolgimento nel rapimento, la polizia di un cantone vicino ha arrestato uno svizzero di 34 anni.

La sparatoria di Wallisellen - compreso l'operato dei poliziotti - sarà oggetto di indagine. Le autorità non hanno fornito ulteriori dettagli sull'identità delle vittime, decedute sul posto.

SRF/ATS/M. Ang.
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