Il caso della cattiva gestione nella clinica di cardiochirurgia all’Ospedale universitario di Zurigo fra il 2016 e il 2020 ha fatto discutere. Un’inchiesta indipendente ha concluso che nel periodo in questione il tasso di mortalità è stato significativamente più alto rispetto a strutture ospedaliere analoghe.
Ma quali possibilità hanno i pazienti di confrontare i risultati ottenuti nelle cure dai vari ospedali? Se per hotel, ristoranti e shopping ci si può basare su stelle o recensioni, per chi deve sottoporsi a un intervento è invece difficile scoprire quale ospedale garantisca risultati migliori.
Ci vuole dunque maggiore trasparenza per quanto riguarda il confronto della qualità degli ospedali, afferma il consigliere nazionale del Centro Thomas Rechsteiner. “Ci sono due attori - spiega al Telegiornale della RSI - che non sostengono attivamente questo approccio: uno è l’Ufficio federale della sanità, che si basa sul fatto che una revisione della qualità è già stata introdotta nella LaMal, poi ci sono i fornitori di prestazioni, alcuni dei quali sono riluttanti a fornire questi dati perché naturalmente hanno un certo timore per un possibile confronto”.
La ricerca: ci sono grandi differenze tra i singoli ospedali
Una ricerca della Scuola universitaria professionale di Berna su dati anonimizzati, citata dalla NZZ am Sonntag, indicherebbe grandi differenze tra i singoli ospedali. “Per le protesi dell’anca, ad esempio, il tasso di complicazioni negli ospedali ‘peggiori’ è fino al 230% più alto rispetto a un ospedale ‘medio’” si legge sul domenicale.
Secondo lo studio, in Svizzera non esiste un confronto della qualità degli ospedali di facile comprensione per i pazienti. L’Ufficio federale della sanità sottolinea che dal 2008 pubblica i dati sulla qualità degli ospedali svizzeri, ad esempio per quanto riguarda le operazioni al cuore, le protesi d’anca e i trattamenti contro il cancro. L’importante è che questi dati siano poi utilizzati.
Per la consigliera nazionale socialista Flavia Wasserfallen c’è però una certa reticenza. “Continuo a percepire una resistenza tra medici e ospedali che non vogliono fornire questi dati perché temono che vengano poi stilate classifiche o che i dati non vengano misurati in modo veramente comparabile”.
L’associazione ospedaliera H+ respinge l’accusa di mancanza di trasparenza. I dati vengono pubblicati già oggi, afferma. Tuttavia, i confronti diretti tra gli ospedali sono difficili perché hanno pazienti con casi di complessità diversa. H+ si dice comunque pronta a partecipare attivamente alla discussione su eventuali sviluppi in questo campo.






