(keystone)

Huawei, gli interrogativi elvetici

Mentre negli USA sono stati svelati i capi d’accusa contro il colosso cinese, in Svizzera sorgono i primi dubbi su collaborazioni e forniture

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Huawei in Svizzera, minaccia o opportunità? Mentre negli Stati Uniti si stanno delineando i contorni delle accuse all’azienda tecnologica cinese e alla sua direttrice finanziaria Meng Wanzhou - sono infatti stati svelati 13 capi d'imputazione, tra cui la violazione delle sanzioni americane contro l'Iran ed il tentativo di spionaggio industriale - anche la politica elvetica inizia a interrogarsi sulla presenza del colosso cinese in relazione alla sicurezza pubblica.

Huawei è infatti un’impresa privata cinese libera di operare in Svizzera, dove ha uffici con 350 impiegati, e di collaborare con aziende svizzere, come ad esempio fa già con Sunrise e Swisscom. In altri paesi, come appunto negli Stati Uniti, ma anche in Australia, le collaborazioni con Huawei sono state invece interrotte, in particolare in relazione alla tecnologia 5G di cui l’azienda è leader. Il motivo: le preoccupazioni su privacy e spionaggio.

 

E mentre in Svizzera Sunrise difende l'affidabilità delle strette collaborazioni con il colosso cinese, a Berna la parlamentare socialista Geraldine Savary vuole che la Commissione sicurezza del Consiglio degli Stati riceva garanzie di sicurezza dalle autorità federali.

“Serve una strategia”

Documenti che però servirebbero a poco, secondo il consigliere nazionale PLR Marcel Dobler, presidente dell’organizzazione ICT Switzerland (associazione mantello dell'economia digitale) e membro dell'omologa commissione del nazionale. “Serve piuttosto una strategia di protezione di tutte le infrastrutture strategiche, non una ‘legge Huawei’” spiega ai microfoni della RSI. Per Dobler infatti non solo la Cina, ma anche “qualsiasi altro paese può spiarci con minuscoli strumenti inseriti in un'antenna o altri dispositivi”.

Dobler precisa infine che a livello federale si sta già lavorando sulla sicurezza nella catena dei rifornimenti (supply chain security), “ma non sarà questione di mesi, ci vuole decisamente più tempo”.

Huawei, spy story tra Cina e USA

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TG 20 di martedì 29.01.2019

 
Huawei si delineano le accuse

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TG 12:30 di martedì 29.01.2019

Tuttavia, nei prossimi anni, la divisione tra paesi che utilizzano la tecnologia Huawei e quelli che non lo fanno, potrebbe assumere significati più marcatamente geopolitici. Secondo Bruno Giussani, curatore internazionale del think-tank TED - intervistato a Modem (ReteUno) - le relazioni tra le aziende tecnologiche e i rispettivi Governi sono molto strette. Al punto che in futuro potrebbe prospettarsi una divisione simile a quella avvenuta tra USA e URSS durante la Guerra fredda, con blocchi sotto l'influenza della tecnologia americana, e altri sotto l'influenza di quella cinese.

 
NOT/dielle/eb
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