Lo striscione incriminati durante la manifestazione del marzo 2017 (keystone)

"Kill Erdogan": si va in aula

A giudizio quattro attivisti antifascisti che mostrarono uno striscione contro il presidente turco nel 2017, un caso divenuto politico

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Quattro militanti della sinistra alternativa sono comparsi in aula questo martedì mattina a Berna per rispondere dell'accusa di incitamento alla violenza. Durante una manifestazione autorizzata del marzo 2017 in favore della democrazia in Turchia avevano mostrato uno striscione con la scritta "Kill Erdogan with his own weapons", ovvero "uccidete Erdogan con le sue stesse armi", raffigurante il presidente turco con una pistola puntata alla testa.

Al raduno organizzato da PS, Verdi e associazioni curde avevano partecipato in migliaia. I promotori, distanziatosi dal messaggio degli accusati che facevano parte di un gruppo di 150 persone provenienti dal centro culturale alternativo della Reitschule, non sono stati accusati di alcunché.

Forze dell'ordine a presidiare l'ingresso del tribunale di Berna-Mittelland
Forze dell'ordine a presidiare l'ingresso del tribunale di Berna-Mittelland (keystone)

Al processo - che durerà due giorni - si è arrivati perché gli imputati si sono opposti a un decreto di accusa che proponeva una pena pecuniaria. Vogliono così mantenere alta l'attenzione sulle violazioni dei diritti umani in Turchia che hanno voluto denunciare.

La vicenda ha assunto rapidamente contorni politici e non solo giudiziari: Ankara aveva formalmente protestato il giorno stesso del corteo e ha più volte dichiarato che avrebbe seguito il caso da vicino. Il Dipartimento federale degli affari esteri per ben sei volte in cinque anni si è informato presso il ministero pubblico cantonale sull'avanzamento dell'inchiesta, ma respinge ogni accusa di ingerenza e violazione del principio della separazione dei poteri. Episodi analoghi in passato, quando erano stati presi di mira lo statunitense Donald Trump e il brasiliano Jair Bolsonaro, si erano chiusi con un nulla di fatto nell'impossibilità di individuare gli autori.

Un nuovo cartellone contro il presidente turco: è intervenuta la polizia
Un nuovo cartellone contro il presidente turco: è intervenuta la polizia (keystone)

Il dibattimento si tiene inoltre in condizioni particolari: la corte ha escluso il pubblico e posto limiti all'operato della stampa, che non può divulgare informazioni che permettano di identificare il quartetto. I sostenitori degli imputati si sono radunati all'esterno, esponendo un nuovo cartellone contro Erdogan. La polizia è intervenuta.

ATS/RG/pon
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