Un eventuale obbligo per gruppi specifici sarebbe “paternalistico” secondo la commissione (keystone)

No all'obbligo di vaccinazione

La commissione nazionale d'etica contraria all'imposizione anche per il personale sanitario: sarebbe una "violazione dei diritti fondamentali"

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La commissione nazionale d’etica per la medicina è contraria alla vaccinazione obbligatoria: si tratterebbe infatti di una violazione sproporzionata dei diritti fondamentali e l'obbligo non dovrebbe esserci in futuro nemmeno per gruppi specifici, ad esempio il personale sanitario, ha precisato venerdì.

Anzitutto perché finora l’efficacia del vaccino è stata dimostrata solo per la protezione della salute del singolo. Ma anche qualora venisse accertata una riduzione della contagiosità, per la commissione d'etica prima di arrivare a un obbligo di vaccino per infermieri e medici andrebbero esaurite tutte le altre possibilità. Al contrario, prescrivere un tale obbligo sarebbe “paternalistico” e “ingiustificabile”.

La commissione si è espressa anche sul passaporto vaccinale, ossia sulla possibilità di concedere più libertà a chi è stato immunizzato. Un'eventuale disparità di trattamento può essere giustificata, ma ad alcune condizioni. Innanzitutto deve essere dimostrato che il vaccino riduca drasticamente anche la contagiosità e in secondo luogo andrebbero regolati i dettagli, affinché a nessuno (anche a chi non vuole vaccinarsi) venga impedito di soddisfare i propri bisogni fondamentali. E al contempo che venga garantito a tutti l'accesso al vaccino.

Proprio in tema di accesso, infine, la commissione ricorda che la popolazione dei Paesi più poveri è molto svantaggiata e invita la Svizzera a impegnarsi maggiormente nell'ambito dell'iniziativa Covax, che sotto la guida dell'Organizzazione mondiale della sanità cerca di acquistare e distribuire più equamente i vaccini.

 
ATS/RG/eb
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