Le cifre sono difficilmente paragonabili con quelle del 2017 (Keystone)

Più armi elvetiche all'estero

Le esportazioni da parte della Svizzera sono cresciute del 23% nel primo semestre del 2018

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Le esportazioni svizzere di materiale da guerra sono cresciute del 23% nel primo semestre del 2018, per arrivare a un totale di 205,2 milioni di franchi, a fronte dei 166,6 milioni dello stesso periodo del 2017.

In base alle cifre pubblicate giovedì dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO) oltre la metà dell'export è stato assorbito da Germania, Stati Uniti e Danimarca. Un'altra buona fetta è fluita verso Emirati Arabi Uniti, Irlanda, Pakistan, Oman, Bahrein, Arabia Saudita e India.

Le cifre sono difficilmente paragonabili con quelle del 2017. Una portavoce della SECO ha spiegato all'ATS che sino alla fine dell'anno scorso erano utilizzati i dati delle dogane, mentre dal 2018 vengono usati quelli del sistema elettronico di autorizzazione ELIC, che comprende anche il valore delle riparazioni di materiale.

Le critiche non si sono fatte attendere

Il Gruppo per una Svizzera senza esercito dopo la pubblicazione dei dati ha denunciato che le esportazioni verso i paesi coinvolti nell'intervento militare in Yemen sono ammontate a 14,5 milioni di franchi. In un comunicato ha dunque sottolineato che l'ordinanza sul materiale da guerra proibisce attualmente di vendere a uno stato dove è in corso un conflitto interno o che sia implicato in uno internazionale. Critiche sono inoltre state formulate sulla volontà del Consiglio federale di allentare le regole in materia.

 

I partiti, anche in questo caso, hanno dimostrato di avere visioni diametralmente opposte della questione. "Mi sento sollevato dalla crescita delle esportazioni registrata nel corso dei primi sei mesi del 2018. Negli ultimi anni abbiamo avuto diversi problemi a causa delle condizioni troppo severe che limitano la nostra capacità di esportazione", afferma alla RSI l'UDC Werner Salzmann, presidente, al Consiglio nazionale, della commissione della politica di sicurezza. Sull'altro fonte la Verde Lisa Mazzone. "Ciò che è inquietante in questo incremento è il fatto che nonostante le sue continue lamentale l'industria bellica svizzera riesca comunque a progredire. Ed è ancora più inquietante constatare l'aumento delle esportazioni verso gli Emirati Arabi Uniti, che guidano la coalizione araba nei terribile conflitto in corso nello Yemen". Un aspetto che "rimette in discussione la neutralità del nostro paese", secondo la consigliera nazionale ginevrina. Nessun dubbio invece per il democentrista bernese: "Il materiale venduto non è destinato ad operazioni di attacco militare. Serve per la difesa. E la difesa è un diritto di ogni Paese".

ATS/Nad
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