Vengono accorpati guardie di confine e funzionari doganali (keystone)

Riforma delle dogane, "troppa fretta"

Una commissione parlamentare è critica: cambiamento avviato senza attendere la modifica di legge

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La riorganizzazione delle dogane è problematica, delle decisioni sono state prese prima che la legge sia approvata dal Parlamento, messo così davanti al fatto compiuto: è la critica della Commissione della gestione degli Stati al progetto che sta trasformando l'Amministrazione federale delle dogane in Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini, una struttura con 4'700 dipendenti. Non si tratta solo di un cambiamento di nome - che già appartiene al presente - e di portare avanti la digitalizzazione che dovrebbe essere completata nel 2026. È nuovo il paradigma.

Si accorpano funzionari civili e guardie di confine, con formazione di base uguale per tutti seguita da una specializzazione. I nuovi collaboratori hanno già iniziato il percorso. La vigilanza chiede ora che, prima della nuova legge, chi oggi opera in civile non venga costretto a portare un'arma - e in tal senso sono giunte rassicurazioni - e che il personale armato abilitato nel frattempo a trattare dati sensibili non venga aumentato troppo.

C'è il rischio, affermano i commissari, che il Legislativo si discosti in futuro da quanto previsto dal Governo e che la riorganizzazione già in atto debba essere... riorganizzata. Proprio i temi dell'arma e della protezione dei dati (una carenza già evidenziata da PS e Verdi liberali in sede di consultazione) sono fra quelli che rischiano di far discutere. La riforma era già stata criticata anche dai sindacati.

Il Governo è chiamato a prendere posizione entro settembre. Contattato dalla RSI per una reazione, il Dipartimento delle finanze -responsabile del progetto - risponde di aver preso atto del rapporto.

ATS/RG/pon
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