Eva Moser e Daniel Huber al camping Rania, a Zillis (RSI)

“La mia vita da nomade”

La testimonianza di una donna jenisch cresciuta a sud delle Alpi. “In Ticino mancano le aree permanenti”. Gobbi: “L’intenzione c’è”

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Anche il Ticino è terra di nomadi. Attualmente si stima che circa un centinaio di jenisch vivano nel cantone, anche se la maggior parte sono sedentari, di cui molti per forza, non per convinzione. Chiedono riconoscimento e accettazione, ma anche di poter continuare a vivere spostandosi di luogo in luogo. Per poterlo fare servono però gli spazi dove potersi fermare.

Eva Moser è una jenisch svizzera. Da qualche anno non si sposta più, ma per tutta la vita ha vissuto una vita nomade: “Sono cresciuta in Ticino dove ho fatto tutte le scuole e fino alla prima elementare ero a Gorduno, dove tutto andava per il meglio ed eravamo parte della comunità. Compagni di scuola e vicini erano certamente curiosi, ma in nessun modo impauriti”.

Ma le cose - racconta Eva - non sono sempre andate bene, anzi: “Quando abitavamo in un altro paese ci sono stati dei furti e la colpa è subito ricaduta su di noi. Mio padre e i miei fratelli sono dovuti andare in polizia, ma alla fine è emerso che i furti li aveva commessi un vicino di casa, del paese e non jenisch.”

Camping Rania (Zillis/GR), dove gli jenisch affittano permanentemente una parte degli spazi e la convivenza con i campeggiatori “normali” non dà nessun problema
Camping Rania (Zillis/GR), dove gli jenisch affittano permanentemente una parte degli spazi e la convivenza con i campeggiatori “normali” non dà nessun problema (RSI)

La gente – dice – non sa che esistono molti popoli nomadi: gli jenisch e i sinti, i rom, … con culture, nazionalità e tradizioni diverse. Così quando uno si comporta male, finisce che ad andarci di mezzo sono tutti: “Ne subiamo le conseguenza anche noi, perché poi dicono che siamo tutti zingari, che siamo tutti uguali e che rubiamo tutti, ma non è così”. Da 30 anni Eva ha lasciato il Ticino, ma nel cantone diversi jenisch sono ancora presenti. “Ci sono i Tonini, gli Huser, … anche mio fratello che si chiama Waser ad esempio abita ancora lì. Parlano l’italiano e il dialetto proprio come i ticinesi, considerato che hanno fatto le scuole e sono cresciuti in Ticino”.

Non vivono però come lei in un'area di sosta fissa, visto che in Ticino, di questi spazi aperti tutto l'anno, non ve ne sono. Una mancanza importante secondo Eva Moser: “È importantissimo istituirle, perché è tanto che si aspetta… prima c’era il Monte Ceneri, ora manca davvero un posto fisso, anche e soprattutto per quelle famiglie che hanno bambini”.

“Seghezzone da rendere definitivo”

Attualmente in Ticino esiste una sola area di sosta per nomadi svizzeri, al Seghezzone, in territorio di Giubiasco, ora Nuova Bellinzona, ma si tratta di una situazione provvisoria. “Ce l'abbiamo nel sangue, il viaggiare, ma abbiamo bisogno di spazi – dice Daniel Huber, presidente della Ratgenossenschaft Fahrende, l'associazione mantello di jenish e sinti -. Il problema è nazionale: mancano sia le aree di sosta breve, sia quelle permanenti, ma ci sono grandi differenze tra Cantoni. In Ticino la situazione è precaria: avevamo uno spazio al Monte Ceneri fino a una decina di anni fa e oggi c'è il Seghezzone, aperto da marzo a ottobre. Non basta: abbiamo bisogno di 3-4 aree di sosta e di uno spazio permanente per fermarci in inverno e mandare a scuola i bambini.”

CSI 18.00 del 23.08.2019 - Il servizio di Amanda Pfändler
CSI 18.00 del 23.08.2019 - Il servizio di Amanda Pfändler
 

Una visione condivisa pure da Albert Barras, mediatore per i cantoni latini della comunità jenisch, secondo il quale anche il solo Seghezzone sarebbe sufficiente, a patto che venga appunto reso definitivo. “Perché la soluzione sia ottimale, oltre all'acqua – che già c’è – serve un allacciamento elettrico e impianti sanitari”.

Huber si dice anche disponibile a una collaborazione con le autorità cantonali, per la gestione di un eventuale spazio definitivo destinato ai nomadi svizzeri.

Gobbi: “L’intenzione c’è”

Una richiesta, quella di rendere l’area del Seghezzone permanente, che trova terreno fertile anche sul fronte politico, come confermatoci dal direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi: “Certamente vogliamo migliorare la situazione, per questo siamo in attesa di una decisione definitiva sulla destinazione dei terreni del Seghezzone per fare proprio un’area permanente e allestirla in maniera confacente”.

 

Sollecitato sull’accettazione in Ticino dei nomadi svizzeri, ma da tempo non più di quelli stranieri, Gobbi ha invece motivato la scelta come “una questione di rispetto: i nomadi svizzeri non creano problemi, e la conferma arriva proprio dal Seghezzone dove negli ultimi 7-8 anni di problemi non ce ne sono mai stati. Quando invece quelli stranieri soggiornavano nell’area di Galbisio il Ticino di problemi ne ha vissuti diversi, per questo la scelta era praticamente obbligata”.

Segnaliamo infine che RSI News, a partire da venerdì 6 settembre, proporrà una serie sulle comunità Rom di Albania, Bulgaria e Ungheria.

CSI-Amanda Pfändler/dielle
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