Il suicidio assistito resta ancora fuori da molte case anziani (Keystone)

"Ci è ancora negato l'accesso nelle case anziani"

Nel 30% delle strutture ticinesi Exit non può entrare: "Ma nella popolazione c’è la voglia di vedere come un diritto il suicidio assistito", sostiene il responsabile Ernesto Streit

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"Per loro questa è l’ultima dimora e doverla lasciare per andare a morire in una struttura non familiare ritengo sia tutt’altro che dignitoso", dichiara alla RSI Ernesto Streit, da una decina di anni responsabile di Exit Ticino.

Si torna a parlare di "dolce morte" anche nella Svizzera italiana, dopo che domenica il Vallese ha accettato con oltre il 76% dei voti la legge che regola le cure palliative e il suicidio assistito nelle strutture sociosanitarie. I cittadini vallesani, allineandosi con quanto già accade nei cantoni di Vaud, Ginevra e Neuchâtel, hanno deciso che i pazienti potranno mettere fine ai propri giorni all’interno delle case anziani o di cura ricorrendo ad associazioni come Dignitas o Exit.

In Ticino, come nella maggior parte degli altri Cantoni, ogni struttura decide autonomamente se accogliere queste richieste. L'accesso di Exit, che è la sola associazione presente, non è garantito nella sessantina di case anziani ticinesi. "Non ho il numero esatto - dice Ernesto Streit -, ma direi che in un 30% degli istituti il suicidio assistito è permesso. C’è però un altro 30% dove non solo non è consentito, ma dove non ci è nemmeno permesso entrare per parlare con i residenti che desiderano informazioni al riguardo".

Proprio per questo è in aumento il numero degli anziani che si avvicinano a Exit prima del trasferimento in queste strutture. Non è invece in aumento il numero di chi poi concretizza l’intenzione. Le cifre sono stabili.

"In Ticino abbiamo mediamente una ventina di suicidi assistiti all'anno, di cui dai due ai quattro sono ospiti residenti in case per anziani" dice il responsabile di Exit.

In Vallese chi si è recato alle urne ha emesso un voto favorevole, nonostante la forte resistenza a livello politico. In Ticino il responsabile di Exit ricorda la bocciatura da parte del Gran Consiglio della mozione che chiedeva di praticare il suicidio assistito negli ospedali: "A livello politico ritengo quindi che non siamo pronti per un passo del genere. Invece a livello di popolazione, come ha dimostrato da ultimo il Vallese, c’è la voglia di dare l’accesso al suicidio assistito. Il fatto di vederlo come diritto viene solitamente plebiscitato”.

Ma l’ostacolo non è solo politico: difficoltà – ricorda Streit – arrivano anche dall’Accademia di scienze mediche che ha reso più difficile l’accesso al farmaco letale cui si ricorre per la dolce morte.

RG/Fornasier/Spi
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