Il mistero dei punti rossi

Adesivi grandi 10 centimetri sono comparsi un po' ovunque a Lugano - Performance, appello pop al distanziamento, burla?

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Lugano non perde un colpo, verrebbe da dire. Aspetta la bella stagione con un abbigliamento alla moda. E la moda primavera/estate 2020, a Lugano, pare abbia scelto un pois rosso che spunta un po' ovunque. Ma il fashion stylist della Lugano a puntini non è affatto il municipio.

La mano che ha posato gli adesivi rossi, del diametro di una decina di centimetri circa, rimane sconosciuta così come il significato dell'intera operazione resta avvolto nel mistero.

Di cosa si tratta allora? Una performace artistica in divenire? L'atto di un burlone? Un appello pop al distanziamento sociale?

Seguendo il filone artistico abbiamo pensato agli "stickers artists" che si muovono nella notte, armati di adesivi che incollano ovunque. Per lasciare un segno sovversivo oppure un messaggio politico o sociale. Abbiamo quindi pensato al  progetto del 2016 del fotografo Matteo Fieni realizzato alla rivetta Tell: un grande cerchio rosso accompagnato da adesivi rossi che volevano far riflettere il pubblico sulla convivenza fra diritto alla privacy e libertà di espressione. Che gli odierni pallini siano i figli di quell'iniziativa, in un periodo in cui i limiti e i divieti si sono moltiplicati?

Fieni, che abbiamo incontrato in città, ma che non ha voluto rilasciare interviste, non si meraviglia certo della diffusione del pallino, mostrandoci quello apparso sulla fotografia del Museo Mecrì di Minusio. Lui ha utilizzato il pallino rosso innumerevoli volte e ne ha catalogati a centinaia. Ritiene che la forza simbolica del colore rosso e del cerchio siano emersi con prepotenza in questo particolare momento della nostra vita.

Forse anche questa performance ha qualcosa a che fare con il coronavirus; di sicuro ci invita a riflettere su temi quali l'identità, la privacy, i limiti e i divieti imposti.

Quot/M. Ang.
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