"Ma non chiamatele baby-gang"

Dalla rissa di Tesserete a quella di Bellinzona: la violenza giovanile torna sotto i riflettori. La polizia: "Fatti spesso scatenati da motivi banali"

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"Per esempio a carnevale. Mi ricordo di gruppi di Bellinzona o di Locarno che urlavano '6600 sono i più forti', '6500' o cose così. Quindi sì: la rivalità tra gruppi l’ho vista".

Abbiamo raccolto testimonianze di giovani che conoscono persone finite dietro le sbarre per rissa. Ci aiutano a entrare in angoli grigi nel mondo giovanile ticinese, nel quale si notano ragazzini che si atteggiano a baby-gang.

Influenzati dalla musica trap e dai social network, inscenano rivalità territoriali e si sfidano con i codici di avviamento postali. Atteggiamenti che preoccupano alla luce di recenti fatti di cronaca con implicati dei minori: dalla maxirissa di Pregassona – una ventina i denunciati  – al pestaggio del bar Viale di Bellinzona, senza dimenticare l’intervento di polizia per evitare scontri a Tesserete.

"Parlerei di tema e non di fenomeno. Un tema – spiega Marco Mombelli, capitano della polizia cantonale - legato alla violenza giovanile, più che a una cosiddetta baby-gang".

Riflettori sulle babygang

Riflettori sulle babygang

Il Quotidiano di giovedì 23.07.2020

 
Paolo Ascierto- Nicola Lüönd - Alberto Dagnino
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