Ticino e Grigioni

Procreazione assistita, le sfide delle coppie dello stesso sesso

Dal 2022, con la legge “Matrimonio per tutti”, le coppie omosessuali possono sposarsi e di conseguenza, anche le coppie lesbiche hanno accesso alla procreazione eterologa, facendo ricorso a un donatore di seme. L’intervista a Lucia e Manuela

  • Un'ora fa
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Di: Il Quotidiano - Valentina Bonfanti /M. Ang. 

Grazie a una nuova legge, approvata dagli svizzeri nel 2022, le persone dello stesso sesso si possono sposare. Questo consente anche alle coppie formate da due donne di avere figli con la procreazione assistita. Una novità che ha aperto a nuove possibilità e che le protagoniste dell’approfondimento del Quotidiano della RSI hanno voluto cogliere.

Lucia e Manuela si conoscono durante gli studi, si innamorano, e vanno a vivere insieme. A un certo punto nasce in loro il desiderio di costruire una famiglia. “Io ho sempre desiderato avere figli, quindi sapevo già che ne avrei avuti in qualche modo. Prima o poi avrei avuto dei figli”, dice Lucia. “Io all’inizio non volevo figli, avevo questa mia idea di essere liberi, senza figli, di non sposarsi. Poi dopo 5 o 6 anni che stavo con Lucia ho cambiato queste idea. Ho pensato che avere una famiglia fosse una cosa bella e quindi abbiamo iniziato questo pensiero di avere figli”, racconta Manuela.

Dal 1 luglio 2022 con l’entrata in vigore della nuova legge “Matrimonio per tutti” le coppie omosessuali possono sposarsi e di conseguenza, anche le coppie lesbiche hanno accesso alla procreazione eterologa, facendo ricorso a un donatore di seme. Manuela e Lucia decidono in primis di sposarsi e poi di rivolgersi al Centro cantonale di fertilità di Locarno. E così a dicembre 2023 diventano mamme di due gemelli.

“Ricordo Lucia e Manuela particolarmente, perché è stata la nostra prima coppia al Centro. Vivo il rapporto con le coppie come un percorso che si fa insieme, con gli auguri di avere il bimbo tanto desiderato. Qualche volta fortunatamente capita, qualche volta no. Devo dire che nei percorsi, tornando al tema delle coppie omosessuali, il tasso di successo è molto alto, fortunatamente. Magari bisogna ricorrere a tecniche più invasive. Non basta l’inseminazione, però nelle nostre coppie il 95% ottiene la gravidanza.“, spiega Marco Buttarelli, caposervizio Centro Cantonale di fertilità EOC.

In Ticino ogni anno sono circa una ventina le coppie omosessuali che si rivolgono ai due centri operativi di procreazione assistita, quello dell’EOC e Procrea di Lugano. Quello che si è aperto è un percorso nuovo anche per i medici. “Anche per noi è stato un cambiamento ma un’opportunità in più per queste coppie, che prima non potevano ricorrere a un trattamento per avere un bimbo. Quindi è stato aperto un nuovo capitolo anche per noi. L’ho visto come una grande opportunità. Nell’ambito sanitario ci sono meno resistenze perché parte il principio di essere d’aiuto, avere degli strumenti per aiutare una coppia, un soggetto che ha un problema. La fertilità è un problema. Confrontarsi con l’impossibilità di avere un figlio quando lo dai per scontato, naturale è molto frustrante. Quindi per noi ogni strumento che aiuta una coppia in salute, fisica e psichica, ad affrontare un percorso di genitorialità per noi è importante”, sottolinea Buttarelli.

Solo una delle due potrà essere il genitore biologico e portare avanti la gravidanza, ma legalmente saranno entrambe madri del nascituro, con pieni e uguali diritti. Per Manuela quello verso la maternità non è stato un percorso facile e ha richiesto più tempo. ”Non volevo farli io. Fin dall’inizio era una cosa chiara che li avrebbe fatti lei. Non ho mai avuto questo desiderio, quindi per me era più semplice. Dall’altra parte si rimane sempre l’altra mamma. Anche durante la gravidanza è lei quella incinta,quella delle attenzioni. Tu non sei il papà, tu non sei relativamente nessuno, quindi vieni un poco escluso da tutto questo. Quindi è stato molto difficile tutto questo percorso, però devo dire che, insieme, ce l’abbiamo fatta. Dopo che sono nati ho fatto molta fatica; erano miei, ma non mi sentivo mamma. Io ci ho messo fino al loro anno e mezzo a capire che ero la loro mamma. Eravamo una famiglia, mi sentivo nella famiglia, erano i miei bambini, ma non ero la loro mamma. Invece poi in realtà, quando loro iniziano a chiamarti mamma, ho iniziato a sentirmi mamma”, spiega Manuela.

I donatori a cui l’EOC si appoggia, provengono principalmente dal Ticino o dal Nord Italia. Una volta raggiunta la maggiore età, i figli della coppia avranno il diritto, se vorranno, di conoscere l’identità del donatore. Donatore che deve rispondere a determinate caratteristiche. “Chiaramente la razza, in primis, il gruppo sanguigno deve essere un gruppo sanguigno compatibile e poi vengono scelti quelli che saranno i colori, cioè l’altezza, il peso, gli occhi, i capelli di quello che nella coppia etero è il padre e in coppia omo è l’altra mamma, in modo che questo bambino abbia certe caratteristiche. Nella coppia etero questa cosa è un pochino più fiscale, perché è una richiesta esplicita spesso anche del futuro papà, che non partecipa attivamente in ambito biologico a questo bimbo. Nella coppia omosessuale vedo che questa esigenza è meno forte in qualche modo, anche perché per loro sarà poi inevitabile confrontarsi con il loro bimbo, la loro bimba, sul comunicare come è nata la donazione et cetera”, dice Buttarelli.

Un discorso che Manuela e Lucia dovranno affrontare in futuro con i loro due gemelli, mentre oggi sono altre le situazioni con cui si devono confrontare. “Siamo un poco preoccupate per come potranno sentirsi i bambini. Magari vai a scuola e c’è quell’amichetto che ti prende in giro perché non hai il papà. Ci poniamo delle domande. Abbiamo un poco paura del contesto sociale, perché abbiamo già avuto un poco di situazioni dove non eravamo a nostro agio. Siamo arrivati al punto di una che addirittura è uscita dall’ascensore per non stare in ascensore con noi”, sottolinea Manuela. “Alcune persone non parlano, non commentano, ma guardano in un determinato modo che ti fa capire il loro disappunto. Ci si prova a lasciarsela scivolare addosso. Però a volte colpiscono un pochettino”, dice Lucia. “Quindi abbiamo un poco paura di questo contesto. Però noi, soprattutto in famiglia, non pensiamo ci sia un problema. E se loro in futuro vorranno contattare il donatore... è una persona che ha fatto un bel gesto, quindi non vedo perché no”, dice Manuela.

Manuela e Lucia hanno scelto la propria strada e come loro anche altre coppie in Ticino. Intanto il Consiglio federale ha avviato una revisione della legge sulla medicina della procreazione. Questo per legalizzare anche in Svizzera la donazione di ovuli in caso di sterilità femminile e l’accesso anche alle coppie non sposate, adeguando la normativa alla realtà sociale. Rimarranno invece vietate la donazione di embrioni e la maternità surrogata. Una proposta di legge verrà elaborata entro la fine di quest’anno e messa poi in consultazione.

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