Stefano Laffranchini, direttore delle strutture carcerarie (Ti Press)

Paura anche nelle carceri

Il direttore delle strutture carcerarie ticinesi, Stefano Laffranchini: "Momento difficile, per ora nessun contagiato. Sospeso il diritto alle visite, ma i detenuti dimostrano senso di responsabilità"

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Un isolamento nell'isolamento. "I detenuti, considerata l'emergenza coronavirus, non hanno più nessuna possibilità di ricevere i propri cari, cosa che, oltre ad avere un'influenza sul loro percorso di risocializzazione, li priva di tutta una serie di affetti e di contatti, importanti per loro, soprattutto in un momento del genere. Sono stati chiusi praticamente tutti i laboratori (per rispettare la distanza sociale), sono state sospese tutte le lezioni della scuola". Così il direttore delle strutture carcerarie in Ticino, Stefano Laffranchini, venerdì mattina ad Albachiara, sulla Rete Uno della RSI, ha descritto la difficile situazione che vive anche la popolazione carceraria (circa 220 persone).

Popolazione carceraria che, al momento è suddivisa tra il carcere giudiziario de La Farera, dove sono collocate le persone in attesa di giudizio (una cinquantina), il carcere penale (circa 150) e la sezione aperta del carcere penale (con una ventina di detenuti).

Avete casi di contagio tra i detenuti?

"Fortunatamente non abbiamo ancora nessun caso di contagio - dice Laffranchini -.  Ma ci siamo preparati più o meno come ci si prepara all'esterno, nel senso che se un detenuto dovesse manifestare sintomi non troppo importanti, rimarrebbe isolato in cella. Abbiamo adibito una sezione ai casi più complicati, una sezione medicalizzata, rinforzata con personale infermieristico e medico. Ovviamente i detenuti che dovessero necessitare di una ospedalizzazione, verrebbero subito portati in un ospedale. Il concetto che deve passare è che una persona detenuta deve ricevere le stesse cure di qualità cui hanno diritto tutti".

Come è stata accolta la notizia della sospensione delle visite? 

"Comunicare a una persona detenuta che non potrà più incontrare, per un periodo indeterminato, i propri cari non è una comunicazione semplice, non si può fare con una circolare... incontriamo regolarmente l'insieme della popolazione carceraria, in modo scaglionato, per rispettare il concetto di distanza sociale, insieme al servizio medico e ai colleghi dell'ufficio dell'assistenza riabilitativa. E' importante instaurare un dialogo e poter fornire subito le risposte ad eventuali domande. Questo ha fatto sì che la popolazione abbia reagito con un enorme senso di responsabilità che, dico la verità, non ha mancato di colpirmi".

Quanto hanno paura per chi è fuori?

"I detenuti hanno timore, come tutti noi, una paura accresciuta dal fatto che non possono nemmeno vedere queste persone. Per attenuare questa preoccupazione abbiamo incrementato le possibilità di comunicare con i propri cari tramite telefono e videoconferenza ma evidentemente non è la stessa cosa. Perlomeno non abbiamo troncato del tutto la possibilità di restare in contatto con le persone amate".

Ascolta l'intervista completa nell'audio in testa all'articolo

L'allerta virus nelle carceri

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Il Quotidiano di mercoledì 08.04.2020

Albachiara/M.Ang
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