La testimonianza

Guerra in Ucraina: tra paura, sgomento e speranza

Il 24 febbraio 2022 iniziò il conflitto che scosse non solo un Paese, ma l’Europa intera – Tetyana Vaccaro Zakharchenko: “Tornata a casa ho provato la guerra sulla mia pelle”

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Guerra in Ucraina - La testimonianza di Tetyana Vaccaro Zakharchenko

RSI Info 23.02.2026, 17:19

  • RSI
Di: MariaRosaria Maruca 

Sono passati quattro anni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, un momento che ha sconvolto non solo un Paese, ma un continente intero, quello Europeo. Oltre le paure, la confusione e i turbamenti, c’è ancora chi, tra gli ucraini, spera nella fine del conflitto, come Tetyana Vaccaro Zakharchenko, che da oltre 20 anni vive in Svizzera e si è impegnata per aiutare i connazionali rifugiati nella Confederazione.

Una presa di coscienza dolorosa

Il 24 febbraio del 2022 Tetyana è al lavoro, quando riceve messaggio da un’amica: “Hai visto cos’è successo? Stanno sparando, la città è in fiamme”. Poco dopo viene contattata da un’altra conoscente: “C’è gente morta!”. Tetyana non capisce. Accende la televisione, ma le notizie sono ancora frammentarie. Il giorno seguente arrivano i primi aggiornamenti consistenti, soprattutto dai canali ucraini, dove la donna vede la sua città in fiamme, invasa dai carri armati, e la gente a terra. “Non è possibile, non è vero”, pensa la donna.

La richiesta d’aiuto arriva immediatamente

Poco dopo l’inizio della guerra, Tetyana viene contattata da un’associazione, la quale le chiede se vorrebbe aiutare i rifugiati ucraini che arriveranno in Ticino dal confine con la Polonia. La donna si attiva immediatamente per procurarsi beni di prima necessità, come cibo, dentifricio, spazzolini e prodotti per l’igiene femminile. Verso la fine del mese di febbraio, in un giorno di pioggia, arrivano in Ticino quattro pullman, da cui scendono persone che “negli occhi avevano una tristezza, una paura”. “Li abbiamo accolti, siamo rimasti con loro e li abbiamo aiutati a capire cosa sarebbe successo, come sarebbero stati distribuiti”. Tetyana traduce per i più anziani che non parlano né italiano, né inglese.

Una guerra vissuta sulla pelle

La donna è originaria di Sumy, una città di oltre 250’000 abitanti, a 30 chilometri dal confine con la Russia e non molto lontana dal Donbass, regione fulcro del conflitto. Ad agosto 2025 Tetyana subisce un lutto e deve raggiungere il padre nella città natale. Il viaggio richiede diversi accorgimenti: oltre al passaporto, bisogna dichiarare il luogo della visita e il motivo. Poi, per quanto possibile, bisogna svuotare il telefono, perché sulla strada si può essere fermati anche dall’esercito russo e “se trova materiale a sostegno dell’Ucraina, si può finire nei guai”, spiega alla RSI. La donna parte da Zurigo, in aereo raggiunge il confine tra Polonia e Ucraina, dove in dogana le code sono molto lunghe e la gente “aspetta anche setto o otto ore, perché (le autorità, ndr) devono controllare tutti. Con l’aiuto di conoscenti Tetyana raggiunge Sumy e arrivata sul posto deve confermare la sua presenza in polizia. “Lì ho sentito (la guerra, ndr) sulla mia pelle, ho sentito i droni volare sulla mia testa, ho sentito le esplosioni, la terra che tremava. Una cosa che non puoi descrivere. È dura vedere le vie sulle quali passeggiavo da piccola e le case rovinate”.

Il dolore è tanto, ma la speranza c’è: “Ci piacerebbe che la guerra finisse, soprattutto perché tanta gente innocente è morta. Ringrazio tutta la popolazione svizzera, tutta la gente che ha dato una mano, che ha accolto i profughi. Un grazie di cuore”.

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