"Io, persona altamente sensibile", la testimonianza di Chiara (RSI)

Troppo sensibili per questo mondo

Gli psicologi si interessano sempre di più alle Persone Altamente Sensibili – Aumentano le associazioni dedicate a chi condivide questo tratto della personalità

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Vi hanno mai detto che siete “troppo sensibili”? Siete particolarmente profondi ed emotivi e notate ogni minimo dettaglio? E vi siete mai sentiti spessi sovraccaricati? Se così fosse, ci sono buone probabilità che apparteniate a quel 20% circa di popolazione che risponde all’appellativo di PAS: Persone Altamente Sensibili, traduzione della sigla inglese HSP, High Sensitivity Person, poiché si deve proprio agli psicologi anglosassoni lo studio di questo tratto della personalità.

Un tratto, non una patologia

Chiara, giovane donna fresca di studi universitari, ci racconta di aver da poco scoperto di essere “altamente sensibile”, riuscendo così a dare una spiegazione a certi suoi “comportamenti e funzionamenti”. (Guarda la testimonianza in cima all’articolo).

 

Di cosa, tuttavia, stiamo parlando? Sgombriamo il campo dai dubbi, non si tratta di un disturbo e nemmeno di una patologia, ma di una caratteristica, di un tratto della personalità, come ci spiega la ricercatrice della SUPSI Luciana Castelli: “È un modo di essere, è importante dirlo perché spesso si tende ad associare l’alta sensibilità ai disturbi o alle patologie di cui si sente parlare spesso, magari nel mondo della scuola o legate all’apprendimento”.

Enorme empatia

“Le persone differiscono in merito al grado di ricettività degli stimoli ambientali”, aggiunge la psicologa Francesca Lionetti, attiva all’Università d’Annunzio Chieti/Pescara e alla Queen Mary University di Londra. I primi studi sull’alta sensibilità, ci spiega, risalgono alla fine degli anni Novanta e sono stati condotti dalla psicologa e ricercatrice clinica statunitense Elaine Aron: “Questa studiosa nel 1997 ha pubblicato un primo articolo sull’alta sensibilità. Essere altamente sensibili a livello fisiologico significa funzionare in un determinato modo”.

L’alta sensibilità è quindi un amplificatore dell’ambiente ed è determinata da un diverso funzionamento del sistema neurologico, che elabora le emozioni, anche quelle degli altri, in maniera molto intensa, vivendo di enorme empatia e apertura. Una condizione che può apparire come un vantaggio, ma che spesso porta le persone che condividono questo tratto a sentirsi inadeguate.

L’esercito degli ipersensibili!

L’esercito degli ipersensibili!

Con Daniele Oldani ed Enrica Alberti

 

Lo studio inedito di SUPSI e Queen Mary University

Il tratto dell'alta sensibilità -secondo gli esperti- lo si può individuare già dalla prima infanzia; ma "quanto" l'ambiente scolastico influenzi "singoli allievi più sensibili di altri" resta un interrogativo. Una domanda in cui si inserisce lo studio internazionale condotto dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana e dalla Queen Mary University di Londra. Coordinatrice in Ticino è la Docente ricercatrice, Luciana Castelli, che ci spiega: “Le esperienze dei bambini altamente sensibili hanno una vita più amplificata; se questi bimbi sono posti in un ambiente di apprendimento dove c’è stress, confusione o conflitto, lo sentiranno di più, verranno turbati e questo turbamento può interferire con l’apprendimento”.

Condizioni di apprendimento favorevoli -al contrario- possono avere effetti positivi sul loro rendimento scolastico e sulla socializzazione coi compagni; col docente, e con gli adulti in generale. “È quindi importante sapere chi sono i bambini sensibili all’interno delle classi – aggiunge la ricercatrice – e adeguare le pratiche didattiche, personalizzare e differenziare la didattica per valorizzare questi alunni e proteggerli dal rischio di un esito di scolarizzazione negativo”.

Bambini “orchidea”
I bambini altamente sensibili - aggiunge Luciana Castelli - possono essere paragonati all’orchidea: “Possono essere paragonati a questo fiore, poiché se curata adeguatamente, l’orchidea fiorisce in maniera spettacolare, se invece viene trascurata sfiorisce e appassisce subito. I bambini altamente sensibili sono così: se adeguatamente stimolati possono dare il meglio di sé, se invece sono posti in un ambiente non positivo, non adeguato, sfioriscono”.

 

Una parte essenziale della ricerca -svolta dalla SUPSI e dall'Università londinese Queen Mary- si svolge proprio in Ticino. I dati raccolti sul terreno provengono da 17 classi -di 11 istituti- e riguardano 250 alunni; seguiti dalla prima alla seconda elementare. Ha lo scopo di "sviluppare strumenti" che consentiranno ai docenti di identificare i bambini altamente sensibili e di adeguare le pratiche didattiche in modo da valorizzare questo tratto della loro personalità.  Il progetto si concluderà nei prossimi mesi.

Ludovico Camposampiero/Alberto Andreani

Associazioni per “altamente sensibili”

È ancora un po’ per caso che le persone si imbattono nella spiegazione di cosa sia l’alta sensibilità; proprio per questo, stanno sorgendo un po’ ovunque associazioni dedicate a questa tematica. Anche in Svizzera, con l’associazione HSP-Switzerland, che ha una antenna a Lugano. Eva-Lena Fehlmann è la coordinatrice per la Svizzera italiana. Per capire se si è “altamente sensibili” è possibile effettuare vari test, compreso quello di sensitivityresearch.com, collettivo di ricercatori che studia le tematiche legate all’alta sensibilità: https://sensitivityresearch.com/self-tests/adult-self-test/

 

 

 

 

 

Condividi