Il rettore dell'USI, Boas Erez (Tipress)

USI, una speranza per il futuro

A Lugano il 23esimo Dies Academicus dell'Università della Svizzera italiana ha invitato a vincere le sfide dell'odierna società

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Un'università capace di fare fronte alle sfide del tempo: è questa la visione del rettore dell'USI Boas Erez messa al centro dell'incontro svoltosi a Lugano sabato in occasione del 23esimo Dies Academicus dell'Università della Svizzera italiana.

Le sfide riguardano la sfiducia nelle istituzioni, la chiusura su se stessi, la polarizzazione delle posizioni, la discriminazione, il materialismo, l'invecchiamento ed il degrado ambientale. In questo contesto non è un caso che l'ospite del congresso fosse il professore del Politecnico di Zurigo Lars-Erik Cederman, esperto di conflitti internazionali. Cederman, dati alla mano, ha commentato i rischi sempre più crescenti provocati dal nazionalismo etnico, secondo lui l'elemento più preoccupante di questo periodo storico. Parlando della Svizzera non ha dubbi, "non deve esserci posto - ha detto - per la tolleranza dell'intolleranza", auspicando misure più incisive per contenere i nazionalismi. 

Per rimanere all'USI, Boas Erez ha ricordato come l'università concede ai giovani la speranza di appropriarsi del proprio futuro, un futuro che vede la realtà di una facoltà in biomedicina e, all'orizzonte, l'integrazione di quella di teologia, "in nome - ha detto il rettore - della diversità del pluralismo e della componente spirituale della società".

 
RG/sdr
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