Il Gran Consiglio ticinese (RSI)

Unitas, un caso politicamente ancora aperto

Il Gran Consiglio tonerà probabilmente a discutere delle molestie di un ex alto responsabile dell’Associazione ciechi e ipovedenti – Sirica: “In Governo Bertoli avrebbe dovuto ricusarsi”

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Il Consiglio di Stato ha risposto ieri – giovedì - a due interpellanze (una di Matteo Pronzini dell’MPS e l’altra di Marco Noi dei Verdi) in merito al caso delle presunte molestie sessuali commesse da un ex alto responsabile di Unitas, l’Associazione ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana. Il Governo ha deciso di imporre all’associazione un ricambio completo dei membri di comitato: decisione che ha sorpreso anche gli attuali vertici di Unitas che di fatto sono stati esautorati.

Nel caso Unitas - anche seguendo la discussione parlamentare - c'è chi non troppo velatamente ha parlato di tentativi di insabbiamento o perlomeno di una mancata reazione. È in quest'ottica che si può leggere la decisione del Governo di imporre un ricambio completo dei membri di comitato? La domanda è fondamentalmente ed è la stessa che aveva posto al Governo il deputato Marco Noi: "Il Consiglio di Stato ha ancora fiducia nei vertici dell'associazione?". Considerando che è stato deciso il ricambio completo del comitato la risposta, tra le righe, è no. Ma non si spiega dettagliatamente perché.

Per chiarire questo aspetto, la RSI ha sollecitato su questo punto il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, che però era fuori cantone.

Nel frattempo, i vertici di UNITAS hanno preso posizione, difendendo il loro operato. In un comunicato ufficiale diffuso ieri sera si dicono stupiti dalla decisione del Governo e ricordano di aver esonerato l'ex alto responsabile da ogni incarico nel 2019, un mese dopo aver sentito la testimonianza di una persona che lo accusava, in modo circostanziato, di molestie. A livello temporale però tra la versione di UNITAS e quella del Governo c'è un buco di circa 2 anni. Il DSS sostiene infatti di aver appreso di questi casi alla fine del 2021 e di aver subito inviato una segnalazione al Ministero pubblico. La domanda sorge spontanea: possibile che per due anni il DSS sia rimasto all'oscuro di tutto?

Molte, quindi, le questioni ancora aperte. Oggi, RSI ha contattato anche l’alto responsabile di Unitas finito sotto accusa, che tuttavia ha preferito non parlare. No comment – questo però imposto presumiamo dal Governo – anche dagli avvocati incaricati di stilare il rapporto di 70 pagine (per ora top secret) per far luce su quanto accaduto. Ricordiamo che dal punto di vista penale il caso si è chiuso con un non luogo a procedere (le molestie sono un reato che richiede una denuncia di parte che deve essere presentata entro 3 mesi dai fatti).

Non è chiuso però politicamente. Matteo Pronzini ha già annunciato di volere chiedere una discussione la prossima seduta di Parlamento e Marco Noi presenterà probabilmente una nuova interpellanza riservandosi la facoltà di chiedere una discussione generale.

Sirica: “Bertoli avrebbe dovuto ricusarsi”

Anche il consigliere di Stato Manuele Bertoli, che di UNITAS è stato direttore dal 2002 al 2011 e poi attuale presidente di una fondazione ad essa collegata, preferisce al momento non prendere posizione. Lo farà più in là, ci ha detto. A rilasciarci un’intervista è però stato Fabrizio Sirica, il co-presidente del partito di Bertoli, il Partito socialista, partito duramente criticato per non aver sottoscritto l'interpellanza di Marco Noi. Ecco le sue spiegazioni:

“È stato chiesto di sottoscrivere l’atto parlamentare a una mia collega, la quale ha tuttavia sollevato problemi legati a una domanda e alla privacy delle vittime. Aveva dunque chiesto una modifica mentre tutte le altre domande andavano bene. Ma il primo firmatario, per motivi di tempistiche, ha ritenuto diversamente e quindi non abbiamo sottoscritto l’atto. Questo non significa che il PS non volesse chiarezza: la prova è che ritenevamo un errore il fatto di non aver risposto pubblicamente, in Gran Consiglio e con la possibilità di avere una discussione all’interpellanza”.

Le risposte del Governo sembrano gettare dubbi sul comitato di Unitas, infatti si chiede un rinnovo completo. Il Consigliere di Stato Manuele Bertoli non era nel comitato, ma era in Unitas con un altro ruolo… il fatto che era presente alle discussioni sul tema in Governo, quanto dal punto di vista politico è problematico?

“La trasparenza fa sempre bene: le segnalazioni in cinque occasioni sono arrivate al comitato e a organi dirigenti tra marzo del 2018 e marzo del 2020, quindi la questione secondo me che pone riflessioni sulle responsabilità del comitato è quella in merito a cosa sia stato fatto di quelle segnalazioni e come si è agito. Sappiamo che la persona che avrebbe molestato è stata allontanata nel 2021: c’è un lasso di tempo da andare a indagare per chiarire le responsabilità. Rispetto al ruolo di Bertoli, ricordo che dal 2011 non è più direttore in quanto è diventato Consigliere di Stato. E non era in comitato. Si pone tuttavia il tema se avrebbe dovuto essere o meno in Governo quando è stato presentato l’audit: ma il Governo non aveva ritenuto che avrebbe dovuto ricusarsi. Personalmente però ritengo che la sua presenza sia stata poco opportuna: sarebbe stato ancora più corretto e trasparente ricusarsi e uscire dalla sala, ma l’importante è il fatto che non abbia interferito in nessun modo sulla discussione e sulle decisioni prese dal Governo”.

SEIDISERA-Robbiani-Dick/ludoC
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