L’Inchiesta di Falò

Titolo non riconosciuto ma già al lavoro: chi visita i pazienti a domicilio?

Testimonianze di ergoterapisti e fisioterapisti con diploma estero impiegati come stagisti in Ticino, con prestazioni fatturate alle casse malati: il Cantone ha aperto 15 incarti

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Ti curo a quale titolo?

Falò 17.03.2026, 20:50

Di: Oscar Acciari e Simon Brazzola, Falò

“Io lavoravo prettamente a domicilio, ma i pazienti non sapevano che, in realtà, noi formalmente eravamo stagisti, ergo gli ergoterapisti non sapevano che con noi ci sarebbe dovuto essere un tutor”.

A fornire la propria testimonianza anonima è un’ergoterapista frontaliera che chiameremo Anna. Lei ha ottenuto il riconoscimento del titolo professionale soltanto qualche mese fa. In attesa delle pratiche di accertamento per riconoscimento del titolo di studio estero da parte della Croce Rossa Svizzera, è stata impiegata come stagista. Anna ha lavorato otto mesi in due diversi studi del Ticino. Come stagista avrebbe dovuto essere seguita da un tutor, soprattutto quando trattava pazienti a domicilio, ma in entrambi i casi non è avvenuto. E sono diverse le testimonianze che Falò ha raccolto sull’esercizio abusivo della professione.

“Io mi ero proposta per fare questo tirocinio volontario, in modo da poter comunque apprendere un po’ di più durante la fase finale dell’università, oltre i tirocini già eseguiti” – ci dice Maria, un’altra ergoterapista stagista anonima – “E comunque l’ho fatto anche per avere una retribuzione (…). Dopodiché sono stata messa subito a un lavoro autonomo, senza la supervisione di persone con riconoscimento o comunque con la possibilità di farlo.”

Maria addirittura non avrebbe neppure potuto avviare la pratica con la Croce Rossa, visto che non aveva ancora conseguito la laurea in Italia. Nella migliore delle ipotesi avrebbe potuto svolgere uno stage osservazionale. Sta di fatto che ha lavorato come una professionista con il titolo riconosciuto.

Non solo ergoterapisti ma anche fisioterapisti

Un fenomeno quello descritto, riscontrato anche tra i fisioterapisti, come ci racconta Marco che aveva maturato in Italia un’esperienza ultradecennale:

“Il mio contratto di stage era per un impiego del 50% della durata di un anno. Guadagnavo intorno agli undici-dodici franchi all’ora. La mia sensazione è stata di essere stato sfruttato. Perché io posso capire un tirocinio in cui una persona è lì per imparare, per guardare. Ma alla fine io ero lì per lavorare come lavoravano i miei colleghi, cioè nel senso che il centro fatturava con il mio lavoro.”

Numeri che crescono

In Ticino crescono gli ergoterapisti e i fisioterapisti indipendenti che fatturano all’assicurazione malattia di base. Ma crescono soprattutto gli studi con personale. Il numero di quelli di ergoterapia (società) con dipendenti è passato da 13 nel 2020 a 31 a fine 2024. Il numero degli studi di fisioterapia, nello stesso periodo, è esploso, passando da 86 a 154.

Fra gli impiegati spesso vi sono stagiste o stagisti, remunerati tra i mille e i duemila franchi al mese (per gli stagisti in formazione, impiegati correttamente, non vige l’obbligo del salario minimo). Il problema è che si recano a domicilio del paziente da soli per effettuare le terapie. In realtà non potrebbero agire autonomamente, dovrebbero essere accompagnati da un formatore. Si tratta di un esercizio abusivo della professione e di fatturazione illecita alle casse malati (e anche alle assicurazioni Infortuni e Invalidità).

Come avviene la fatturazione illecita

Per essere corretta e veritiera sulla fattura da inviare alle casse malati dovrebbero figurare i codici di identificazione del medico che ha prescritto la terapia, quello dello studio che ha preso in cura il paziente e il codice di identificazione GLN del terapista che realmente ha svolto il trattamento in maniera conforme alla legge. Ma come vengono fatturate le prestazioni degli stagisti che dovrebbero essere accompagnati? A rivelarcelo è un’ex contabile che lavorava in uno studio del Mendrisiotto:

“Da noi ce n’erano dai tre ai quattro. Non avevano ancora il codice GLN. Di conseguenza il responsabile dello studio usava il suo. Al momento della fatturazione il titolare segnava un numero di prestazioni elevato, ma che, alla fine, non aveva svolto lui, visto che passava spesso del tempo in ufficio. Nel suo tempo faceva soprattutto marketing per cercare nuovi pazienti.”

I controlli del Cantone e degli assicuratori

L’Ufficio della Sanità del Canton Ticino sta vigilando e ha già aperto 15 incarti che sfoceranno in sanzioni. Dal canto loro anche gli assicuratori malattia svolgono i controlli a loro consentiti, partendo dal principio di fiducia nei confronti di chi fornisce prestazioni sanitarie.

“Grazie ai controlli delle fatture, ai correttivi che ne seguono sono risparmiati quattro miliardi di franchi in media l’anno in tutta la Svizzera, ossia il 10% dei costi globali” – precisa Ivo Giudicetti, portavoce di PrioSwiss, l’Associazione degli assicuratori malattia – “Dopodiché è vero che, non essendo presenti al momento della fornitura della prestazione sanitaria, noi non possiamo arrivare a delle conclusioni di abusi su un cattivo uso dei codici (…) Noi non possiamo arrivare a delle conclusioni senza segnalazioni e possibilmente più di una segnalazione.”

Il monito delle associazioni di categoria

Dal canto loro le associazioni di categoria (ASE e Physioswiss) condannano questo modo di agire e invitano i soci a segnalare eventuali abusi, impegnandosi a rivolgersi alle autorità competenti.

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