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Frontalieri, "atto parlamentare a Berna"

È la strada che sta valutando la deputazione ticinese alle Camere federali. "Vogliamo misure chiare e concrete", sottolinea il presidente Fabio Regazzi

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“Mi aspetto un’atmosfera molto pesante ma la comprensione non ci basta più, vogliamo misure chiare e concrete”. Fabio Regazzi, presidente della deputazione ticinese alle Camere Federali, sta preparando la sessione delle Camere Federali che inizia lunedì ed è conscio che nei corridoi del Parlamento non si farà che parlare del risultato del voto del 9 febbraio e di come bisognerà concretizzare l’iniziativa UDC.

Un’occasione importante per far capire ai colleghi parlamentari di altri cantoni quali sono le rivendicazioni e le necessità del Ticino. Per questo Regazzi accoglie favorevolmente l’invito del PLRT affinché lui e la deputazione si diano da fare per sostenere l’iniziativa cantonale che chiede la disdetta dell’accordo sui frontalieri, che definisce il sistema dei ristorni. Anche se il clima non sarà dei più favorevoli. Per questo ribadisce Regazzi è necessario un atto forte come la disdetta, anche se Widmer-Schlumpf è piuttosto testarda e difficilmente cambierà idea.

Ma un presa di posizione forte potrebbe a questo punto passare attraverso un atto parlamentare della stessa deputazione. Regazzi spiega che l’ipotesi non è ancora stata affrontata ma potrebbe essere un’opzione valida. Le iniziative cantonali vengono generalmente archiviate senza discussione mentre un atto parlamentare potrebbe essere uno strumento più valido, soprattutto se saprà riunire anche parlamentari di altri cantoni.

Veronica Alippi


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