Il regista Milo Rau in una scena del film
Il regista Milo Rau in una scena del film

Il tribunale dell'opinione

Das Kongo Tribunal seduce il Locarno Festival

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Il tam-tam è partito già alcuni giorni fa e la coda alla già gettonatissima sezione della Semaine de la critique, per assistere a Das Kongo Tribunal, era la prova più lampante dell’interesse suscitato ancor prima di essere visto dal film di Milo Rau.
Il regista di origine bernese in 15 anni ha realizzato una cinquantina di progetti tra cinema, teatro, libri ed eventi presentati nei principali festival internazionali, e in questo caso riesce a raccontare una guerra poco mediatizzata come quella del Congo che negli ultimi 20 anni ha provocato più di 6 milioni di vittime.
Una guerra fortemente influenzata dalla ricchezza in risorse naturali del Congo, soprattutto in materiali essenziali per l’alta tecnologia. Una ricchezza che per i congolesi si traduce in una sciagura perché lo ha reso teatro di una delle battaglie economiche decisive della globalizzazione.

Per tracciare il ritratto senza veli di quella che probabilmente è la più vasta e sanguinosa guerra economica nella storia dell’umanità, il regista riunisce vittime e oppressori, testimoni e analisti in quel tribunale che la comunità internazionale non è mai riuscito a creare.
Il risultato è uno spettacolo che va in scena nel maggio 2015 prima nel Congo orientale e poi a Berlino in cui, e Rau ci tiene a sottolinearlo, tutto è filmato con criteri rigorosamente documentaristici: il ciak esiste (e infatti è una scena del film) ma nulla di quanto accade dopo è stato scritto in una sceneggiatura.

 

Alle scene nei due Tribunali si alterna il materiale filmato da Milo Rau viaggiando per il paese per documentare i casi discussi nel “processo”. Una mole di materiale (oltre 250 ore di girato) che ovviamente non ha potuto confluire interamente nel film ma sarà consultabile sul sito del film a partire dall'autunno 2017 in concomitanza con l'uscita in sala del film. Sul sito oltre ad approfondire la tematica, si possono seguire gli sviluppi di quella che è un'eccezionale indagine giornalistica. Uno di questi sono i numerosi altri tribunali simbolici nati in Congo dopo il progetto di Rau.

Le domande si affollano sempre più mentre la pellicola scorre. Chi è il vero imputato? Chi sono veramente i colpevoli delle tragedie raccontate nell’ora e mezza di film? Il Governo della repubblica congolese? Le compagnie occidentali che sfruttano le risorse minerarie del paese? I gruppi ribelli? Le nazioni confinanti con il Congo che traggono vantaggio da un mercato nero creato dalla messa al bando di commerci insanguinati? O ancora i paesi occidentali che perseguono una nuova forma di colonizzazione per riuscire a produrre tecnologia a prezzi contenuti? E dunque in definitiva ciascuno di noi?

Non è un caso che per la sua denuncia Rau scelga una forma narrativa che risale alla tragedia greca. Il piano è quello della cultura e non della politica.
E la forza di questo tribunale simbolico che regala alle vittime la possibilità di essere ascoltate, è quella delle riflessioni profonde capaci di generare i veri cambiamenti.

 

MBON

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