Una scena del film Life
Una scena del film Life

Una Berlinale in blue jeans

James Dean, Sherlock Holmes e Terrence Malick

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DIARIO PUNTATA QUATTRO

Pochi sono stati l’emblema della gioventù ribelle in blue jeans e maglietta come James Dean. Caro diario ammettiamolo, se ci buttano per due ore dentro la vita del giovane Dean, ancora semisconosciuto, ci vien voglia di vestirci casual e stare al gioco. Per andare a scoprire che carte hanno in mano gli autori e vedere se la mano regge oppure è un bluff. Esattamente oggi James Dean avrebbe compiuto 84 anni e pensare che sia morto da 60 fa davvero tristezza. Qui alla Berlinale, la proiezione di Life è come una specie di festa di compleanno apparecchiata per lui. Una festa di cui bisogna assaggiare la torta, per verificare se è davvero buona. Visto che lo “special gala” è domani – e si suppone che almeno i giornalisti sappiano rispettare i patti di non recensire in anticipo i film – non ti dirò caro diario se mi è piaciuto. Ma sarai curioso di sapere chi fa James Dean e se riesce a essere all’altezza. Robert Pattinson. No, lui c’è ma non fa Dean. È il fotografo della rivista Life che segue l'attore per realizzare un servizio fotografico. Riuscirà con alcuni scatti a intercettarne l’anima introversa, legata ai ricordi dell’infanzia, lontana dai riflettori. Il ruolo chiave tocca invece a Dane DeHaan, uno che praticamente è il sosia di Di Caprio e che malgrado la bravura non è ancora così famoso. Proprio come Dean nel periodo raccontato.

Una delle famose foto di Dennis Stock
Una delle famose foto di Dennis Stock (lifethefilm.com)

Niente paragoni, che ci facciamo male. Ma questo qua è bravo davvero. Riesce a recitare smozzicato, a fare l'elusivo, a tenerti dentro la storia. Certo, se qualcuno vuole cavillare va a vedersi le foto d’epoca e può dire che non si somigliano granché. Ma franchement, detto tra noi, che ce ne importa di considerazioni di questo tipo? Comunque, un altro motivo per cui il film ci interessa è che lo ha prodotto “vün di noss”: il luganese Benito Müller, che vive a Los Angeles.

Il produttore Benito Müller ci parla di Life

Il produttore Benito Müller ci parla di Life (RSI)

Il produttore Benito Müller ci parla di Life

 

I blue jeans secondo me vorrebbe portarli anche Sherlock Holmes. E se li godrebbe un sacco. Al posto di tutto quel tweed e tartan e principedigalles che gli è toccato in sorte. Il famosissimo cappello? Non l’ho mai indossato. La pipa? Preferisco i sigari. Tutte invenzioni narrative per rendermi mediatico. Il vecchio Sherlock ha la risoluta intenzione di stracciare il mito di sé e dire a tutti che sono balle. Niente male per un personaggio di finzione. Ian McKellen, un gigante, guarda tutti con quei suoi occhietti semichiusi e furbi, ma il succo del discorso è che anche i panni del mito possono annoiare. Chissà oggi un Dean sopravvissuto a sé quanto gli somiglierebbe.

(Ascot Elite)

Mr. Holmes resta vago anche per lo spettatore, non si fa acchiappare, somiglia come spirito a quel romanzo di Schnitzler sul vecchio Casanova, un tombeur des femmes colto nella zona d’ombra del rimbambimento. Sherlock più o meno uguale, lo troviamo alle prese con la voglia di oblio, di mettersi in jeans. O qualcosa del genere. McKellen intanto qui ha firmato gli autografi con un cappello frou frou e va bene così.

(RSI)

Un altro che credo giri in blue jeans o comunque in abiti rilassati, dico credo perché non lo vediamo mai, è Terrence Malick. Poi sullo schermo le sue immagini sono agli antipodi: eleganti e laccate all’inverosimile, ammantate da almeno tre film di quella ricerca disperata della grazia che sembra un’ossessione. Così come le tantissime giovani ninfe meravigliose e piene di vita, nessuna vestita di jeans e qualcuna non vestita del tutto, che ha deciso di spargere qua e là sul percorso del suo Fante di coppe. Non dispiacerebbe incontrarle, ma per farlo tocca bazzicare architetture superdesign con patio sul deserto e vista sull’oceano. Volete fare anche voi il vostro corto malickiano? Seguite qualcuno che cammina, mettendo la camera appena dietro alle sue spalle, aggiungete un voice over di filosofica pregnanza, suoni provenienti da un silenzio astratto e rumori mixati di brezza marina e sciacquone che perde. Vi serveun amico capace di fare una fotografia con i controattributi. For sure. Al tocco di grazia dovete pensarci da soli. Aggiungete una scorzetta di limone o un po’ di succo di lime acerbo (dalla filiera corta e certificato bio). Forse ci siamo. Malick la mia adorazione per te è acritica e infinita, lo scrivo persino sul diario. Però mi sono perso. Ti riguarderò per capire se (sicuramente sì) è colpa mia.  

                

(RSI)

mz

Oggi alla Berlinale abbiamo visto Life di Anton Corbijn, Mr Holmes di Bill Condon e The Knight of Cups di Terrence Malick

 

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