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LA 1
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Rete Uno
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1:30  •  270 min
Radio svizzera classica
6:00  •  10 min
Verde aurora
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Rassegna stampa quotidiani
6:30  •  10 min
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Rassegna stampa culturale
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Titoli RG
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La corrispondenza
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Radiogiornale
7:50  •  10 min
Oggi a Rete Due
8:00  •  2 min
Titoli RG
8:02  •  16 min

di Roberto Antonini

Sarà anche più virtuosa, ma alla fine non ci è per niente simpatica. Sì, è più saggia ed è certamente una gran lavoratrice, ma noi preferiamo il suo opposto, perché ne intuiamo le motivazioni di fondo, ci identifichiamo al suo essere interiore, ne ammiriamo la coraggiosa scelta di vita, il suo anelito di libertà. La formica vince, la cicala perde certo.

 

8:18  •  12 min

di Chiara Fanetti

Da lunedì 03 a venerdì 07 agosto 2020

"Scrivere di musica, una guida pratica ed intima" è il titolo del libro, in parte biografico, che Rossano Lo Mele ha pubblicato ad inizio 2020 (minimumfax) e che ben riassume una parte consistente del suo percorso professionale e personale.

Nato a Foggia nel 1972, Rossano Lo Mele è infatti dal 2013 direttore editoriale di “Rumore”, mensile musicale tra i più longevi in Italia, capace di resistere alle difficoltà del mercato editoriale e di restare sempre al passo con le evoluzioni, le sperimentazioni e le nuove forme che la musica assume.

Scrivere di musica è sempre stata un’attività fondamentale per Lo Mele, che oltre alla collaborazione con “Rumore” - iniziata nel 1995 - dal 2007 è anche docente di Linguaggi della musica contemporanea all’Università Cattolica di Milano, mentre in precedenza ha insegnato scrittura giornalistica alla Scuola Holden di Torino, per la quale ha diretto l’opera “Scrivere”, edita da De Agostini e poi ripresa dal gruppo “L’Espresso”.

Nel suo lavoro di giornalista non sono mancate nemmeno la televisione e la radio: ha collaborato alla trasmissione televisiva “Le Invasioni Barbariche” (LA7) e, per Radio 2 Rai, ai programmi “Caterpillar”, “Un giorno da pecora”, “Coppia aperta”.

Rossano Lo Mele è anche batterista, membro fondatore dei Perturbazione, fra i nomi chiave della scena rock italiana, attivi da oltre vent’anni.

 

8:30  •  20 min
Radiogiornale
8:50  •  10 min
L'articolo del giorno
9:00  •  30 min

di Guido Piccoli

L’anniversario è triste e tragico. E purtroppo anche inquietante. Da poco in Italia si sono celebrati i 40 anni delle stragi dell’aereo su Ustica e della stazione di Bologna. Un uomo, a 40 anni, è maturo. L’Italia no. L’Italia è considerata ancora così infantile da non poter sapere la verità su quelle due stragi come sulle altre, compiute prima e dopo, che provocarono centinaia di morti “al momento” e decine di altri poi, vittime di strani incidenti e improbabili suicidi. Benché perennemente invocate, “verità e giustizia” non sono mai arrivate. Quindi, logica vuole che gli stessi protagonisti di quelle stragi e dei depistaggi successivi, che hanno contribuito a costruire una “impunità perfetta”, sono ancora ben forti dentro lo Stato italiano. Di questa realtà angosciosa parlano quattro studiosi, come i giornalisti Andrea Purgatori e Stefano Corradino, l’avvocato ed ex giudice Nicola Quatrano e il docente ed ex deputato Giovanni Russo Spena. Il quadro che ne esce è scabroso, ma anche innegabile. E la prova sta proprio in quei 40, 50 anni senza “verità e giustizia”, nonostante le infinite promesse e richieste fatte dalle più alte cariche dello Stato, che evidentemente, su queste vicende, dimostrano come minimo la loro totale impotenza.

9:30  •  5 min
Notiziario
9:35  •  0 min
Capriccio
9:35  •  55 min
Il concerto.ch - Musiche di: Giovanni Battista Martini, Gioachino Rossini, Ottorino Respighi

Estratto dalla produzione del Coro e Orchestra della Radiotelevisione svizzera del 1984
Giovanni Battista Martini, dalle Litaniae atque antiphonae finales Beata Virginis Mariae op.1: Litaniae quartae per coro e orchestra
Direzione: Tito Gotti

Estratto dalla produzione del Coro della Radiotelevisione svizzera del 2002
Gioachino Rossini, dalla Petite messe solennelle, per soli, coro, 2 pianoforti e armonio. Prima versione: 11. Et vitam venturi
Solisti: Emanuele Arciuli, fortepiano; Francesco Cera, harmonium; Carmela Remigio, soprano; Gabrille Sborgi, mezzosoprano, Roberto Iuliano, tenore; Francesco Ellero d'Artegna, basso
Direzione: Diego Fasolis

Estratto dal concerto OSI e Coro maschile della RTSI del 20 dicembre 1991
Gioachino Rossini, Il pianto d'Armonia sulla morte d'Orfeo. Cantata per tenore, coro maschile e orchestra
Solista: Carlo Allemano, tenore
Direzion: Andrà Ducret

Estratto dal concerto OSI del 10.09.2018
Ottorino Respighi, dai 3 Corali per orchestra (dai Choralvorspiele per organo di J.S. Bach): Wachet auf, ruft uns die Stimme
Direzione: Jérémie Rhorer

Estratto dal concerto Lugano Festival del 01.07.2013
Ottorino Respighi, dalla Sonata per violino e pianoforte in si minore P 110: III. Passacaglia: Allegro moderato ma energico
Solisti: Francesco Piemontesi, pianoforte; Renaud Capuçon, violino


10:30  •  30 min
Notiziario
11:00  •  35 min

con Jacopo Tomatis e Sergio Albertoni

Il pop che vuole farsi musica “seria”: sinfonismo, italianità e ambizioni dello “spaghetti rock”.

11:35  •  25 min

di Alessandro Bertellotti

Il fatto senza precedenti del rinvio di un anno di una edizione dei giochi olimpici di Tokyo 2020 ha riportato al passato, a quando i giochi di Tokyo 1940 furono prima assegnati ad Helsinki e poi annullati.

In passato il calendario olimpico è sempre stato rispettato, anche durante le due guerre mondiali, preferendo assegnare la manifestazione ad una città e aspettare comunque l’anno olimpico. Quindi ad esempio Londra fu indicata per ospitare i giochi olimpici del 1944 e poi confermata per il 1948, senza anticipare o posticipare l’evento in un anno al di fuori del quadriennio olimpico.

Geronimo storia ripercorrerà le ragioni per cui la tradizione è sempre stata rispettata e perché quest’anno è invece stato deciso uno strappo, affronterà le ragioni per cui le nazioni sconfitte durante i due conflitti mondiali dello scorso secolo non saranno invitate ai giochi olimpici e il ruolo che la Svizzera ebbe per fare sì che l’Italia invece potesse essere presente a Londra 1948, infine perché il successo o il fallimento di un appuntamento olimpico derivi anche dalle questioni diplomatiche affrontate nel corso delle gare e non solo dai risultati degli atleti, come l’ultima edizione dei Giochi invernali disputati nel 2018 in Corea del Sud.

Con Nicola Sbetti, docente di storia dell’Educazione fisica e dello sport e Sport history and culture presso il dipartimento di scienze per la qualità della vita dell’università di Bologna, e membro della società italiana di storia dello sport.

12:00  •  0 min
Finestra aperta
12:00  •  15 min
RG - Prima pagina
12:15  •  15 min

La cultura si fa racconto e l’attualità culturale di Rete Due dà voce agli attori di questa nostra contemporaneità.

Gli appuntamenti:

lunedì-venerdì, 12:15 e 12:45
Due interventi a metà giornata per restituire con tempestività le ultime notizie di carattere culturale. Nel primo caso offrendo un servizio su un tema specifico, nel secondo, sviluppando con i protagonisti uno degli appuntamenti in agenda.

 

12:30  •  5 min
Titoli RG
12:35  •  10 min
Il Corsivo (r)
12:45  •  15 min

La cultura si fa racconto e l’attualità culturale di Rete Due dà voce agli attori di questa nostra contemporaneità.

Gli appuntamenti:

lunedì-venerdì, 12:15 e 12:45
Due interventi a metà giornata per restituire con tempestività le ultime notizie di carattere culturale. Nel primo caso offrendo un servizio su un tema specifico, nel secondo, sviluppando con i protagonisti uno degli appuntamenti in agenda.

 

13:00  •  20 min
Radiogiornale
13:20  •  1 min
Sport in breve
13:21  •  9 min
Meteo
13:30  •  30 min

La fiction radiofonica

Regia di Marco Drago e Gaetano Cappa
6.a puntata

Nuova produzione 2020

Nel 1901 Mark Twain lavorò a un libro di ispirazione fantastica, 3000 years among the microbes, la storia di uno scienziato americano trasformato per sbaglio da un mago in un germe del colera. All’improvviso, il malcapitato si ritrova catapultato nell’organismo di un vecchio barbone chiamato Blitzowski. Il mondo microbico in cui vaga è molto simile a quello umano, esistono infatti individui divisi per casta, nazioni democratiche e monarchie assolute, invidie, rancori, amicizie e passioni, esattamente come sulla Terra. Pur ridotto a microbo, il protagonista continua a conservare una coscienza umana che gli permette di percepire il barbone in cui vive rinchiuso e di sperimentare una condizione di duplicità. Assume il nome twainiano di “Huck” e dapprima si esibisce per le strade come musicista diventando subito popolare e raggiunge in seguito una certa fama anche come scienziato e paleontologo. Nel suo gruppo di amici microbi presto viene notato che Huck non invecchia mai; decide quindi di rivelare le sue vere origini ma la confessione getta la comunità locale di microbi nello scompiglio: nessuno gli crede, viene accusato di essere pazzo o anche solo bugiardo e si vede costretto a inventare una complessa strategia di convincimento.
L’evidente intento satirico di Twain era quello di mettere in scena un universo alieno in modo da potersi prendere gioco delle idee politiche e filosofiche del suo tempo, mentre nella versione radiofonica ci siamo concentrati maggiormente sull’aspetto fantastico/onirico, sulla stravaganza dei personaggi e sull’opportunità di creare sonoramente l’ambiente microbico, un ambiente in parte simile a quello terrestre (ci sono anche lì mari, montagne, alberi, animali) ma trasfigurato e arricchito da suggestioni rumoristico-musicali postmoderne (nell’impasto sonoro si possono riconoscere tracce di Frank Zappa, Gong, Randy Newman, Joe Meek e Mike Keneally).
La storia originale non ha una conclusione definitiva: Twain non arrivò mai a completare l’avventura di Huck in mezzo ai microbi. Per sapere come va a finire si dovrà dunque ascoltare il radiodramma fino all’ultima puntata.

14:00  •  32 min
Reteduecinque - fino alle 17.00
14:32  •  28 min
Incontri d'estate
15:00  •  30 min
Ascolta e vota
15:30  •  5 min
Notiziario
15:35  •  25 min
Concerti, il meglio delle rassegne estive
16:00  •  30 min
Storie di jazz (r) - ...e di tutto il resto

Con Luca Bragalini e Sergio Albertoni

16:30  •  5 min
Notiziario
16:35  •  25 min
Tutti in coro (r)

Il cantare in coro, oltre all’aspetto squisitamente musicale, raggiunge una dimensione umana ed emotiva più alta, più profondamente sentita: una forza espressiva potenziata dalla dimensione collettiva, perché il cantare insieme rafforza il sentimento di partecipazione, di condivisione e dunque anche il sentimento di appartenenza e di identità.

A cura di Olivier Bosia

17:00  •  10 min
Diderot
17:10  •  10 min

Diffondere cultura è partecipare al progresso della società. Così la pensava Denis Diderot, il grande fautore del progetto settecentesco dell’Enciclopedia.

Con Diderot Rete Due vuole restituire la ricchezza, la profondità e la vitalità della cultura contemporanea. Le voci della nostra Encyclopédie radiofonica sono le voci dei protagonisti, che si tratti "delle scienze, delle arti e dei mestieri” o di temi che sempre più investono la nostra società, come l’architettura sostenibile, l’urbanistica, la didattica del Terzo Millennio, la realtà virtuale, i nuovi nazionalismi, l’identità o la post sessualità.

Sempre a contatto col presente e con quanto accade sul territorio, pronti a coglierne potenzialità o aspetti critici, con l’ambizione di essere utile strumento di divulgazione e luogo di confronto.

17:20  •  10 min

Diffondere cultura è partecipare al progresso della società. Così la pensava Denis Diderot, il grande fautore del progetto settecentesco dell’Enciclopedia.

Con Diderot Rete Due vuole restituire la ricchezza, la profondità e la vitalità della cultura contemporanea. Le voci della nostra Encyclopédie radiofonica sono le voci dei protagonisti, che si tratti "delle scienze, delle arti e dei mestieri” o di temi che sempre più investono la nostra società, come l’architettura sostenibile, l’urbanistica, la didattica del Terzo Millennio, la realtà virtuale, i nuovi nazionalismi, l’identità o la post sessualità.

Sempre a contatto col presente e con quanto accade sul territorio, pronti a coglierne potenzialità o aspetti critici, con l’ambizione di essere utile strumento di divulgazione e luogo di confronto.

17:30  •  18 min
Notiziario
17:48  •  12 min

Diffondere cultura è partecipare al progresso della società. Così la pensava Denis Diderot, il grande fautore del progetto settecentesco dell’Enciclopedia.

Con Diderot Rete Due vuole restituire la ricchezza, la profondità e la vitalità della cultura contemporanea. Le voci della nostra Encyclopédie radiofonica sono le voci dei protagonisti, che si tratti "delle scienze, delle arti e dei mestieri” o di temi che sempre più investono la nostra società, come l’architettura sostenibile, l’urbanistica, la didattica del Terzo Millennio, la realtà virtuale, i nuovi nazionalismi, l’identità o la post sessualità.

Sempre a contatto col presente e con quanto accade sul territorio, pronti a coglierne potenzialità o aspetti critici, con l’ambizione di essere utile strumento di divulgazione e luogo di confronto.

18:00  •  30 min

Diffondere cultura è partecipare al progresso della società. Così la pensava Denis Diderot, il grande fautore del progetto settecentesco dell’Enciclopedia.

Con Diderot Rete Due vuole restituire la ricchezza, la profondità e la vitalità della cultura contemporanea. Le voci della nostra Encyclopédie radiofonica sono le voci dei protagonisti, che si tratti "delle scienze, delle arti e dei mestieri” o di temi che sempre più investono la nostra società, come l’architettura sostenibile, l’urbanistica, la didattica del Terzo Millennio, la realtà virtuale, i nuovi nazionalismi, l’identità o la post sessualità.

Sempre a contatto col presente e con quanto accade sul territorio, pronti a coglierne potenzialità o aspetti critici, con l’ambizione di essere utile strumento di divulgazione e luogo di confronto.

18:30  •  0 min
Retedue informa - fino alle 20.05
18:30  •  30 min
Cronache della Svizzera italiana
19:00  •  20 min
Radiogiornale
19:20  •  2 min
Sport in breve
19:21  •  39 min
Meteo
20:00  •  5 min
Colpo di poesia (r) - Piccole ingiustizie, di Umberto Sabe

Poesie lette e interpretate da Franco Graziosi

20:05  •  25 min
Prima fila - fino alle 22.35
20:30  •  120 min
Festival d'estate - Festival di Salisburgo 2019

Patricia Kopatchinskaja, violino,
Polina Leschenko, pianoforte
Musiche per violino e pianoforte di George Enescu e Maurice Ravel

22:30  •  1 min
Notiziario
22:31  •  4 min
Meteo
22:35  •  0 min
Notturno - fino alle 06.00
22:35  •  25 min
Laser (r) - L'Italia delle stragi impunite

di Guido Piccoli

L’anniversario è triste e tragico. E purtroppo anche inquietante. Da poco in Italia si sono celebrati i 40 anni delle stragi dell’aereo su Ustica e della stazione di Bologna. Un uomo, a 40 anni, è maturo. L’Italia no. L’Italia è considerata ancora così infantile da non poter sapere la verità su quelle due stragi come sulle altre, compiute prima e dopo, che provocarono centinaia di morti “al momento” e decine di altri poi, vittime di strani incidenti e improbabili suicidi. Benché perennemente invocate, “verità e giustizia” non sono mai arrivate. Quindi, logica vuole che gli stessi protagonisti di quelle stragi e dei depistaggi successivi, che hanno contribuito a costruire una “impunità perfetta”, sono ancora ben forti dentro lo Stato italiano. Di questa realtà angosciosa parlano quattro studiosi, come i giornalisti Andrea Purgatori e Stefano Corradino, l’avvocato ed ex giudice Nicola Quatrano e il docente ed ex deputato Giovanni Russo Spena. Il quadro che ne esce è scabroso, ma anche innegabile. E la prova sta proprio in quei 40, 50 anni senza “verità e giustizia”, nonostante le infinite promesse e richieste fatte dalle più alte cariche dello Stato, che evidentemente, su queste vicende, dimostrano come minimo la loro totale impotenza.

23:00  •  30 min
Birdland (r) - The Jazz Age. Sguardi sulla prima era del jazz (1./5)

The Jazz Age. Sguardi sulla prima era del jazz (1./5)
Con Marcello Lorrai


Per Jazz Age si intende quel periodo compreso tra la seconda metà degli anni ’10 e la crisi del ’29, quando il jazz – come musica, parola, fenomeno sociale – emerge con prepotenza sulla scena culturale statunitense.
Questa nuova musica – chiamata inizialmente in varie maniere: jas, jass o già anche jazz – diventa moda già prima che essa prenda per davvero forma e si annuncia sin da subito come nuovo eccitante ballo. Ne è un esempio il brano (e il suo titolo) That Jazz Dance Everybody is Crazy 'Bout che l’orchestra di W.C. Handy pubblica nel 1917, un pezzo che in realtà è ancora definibile come ragtime.
Marcello Lorrai si è spesso occupato in “Birdland” delle figure di primo piano di tale straordinario momento storico che coincise con lo sbocciare di questa nuova musica. In questa serie passa invece in rassegna i maggiori snodi - l’emergere di solisti e gruppi, incisioni discografiche di rilievo, particolarità delle specifiche scene cittadine, ecc. – che hanno segnato i primi anni del jazz.

23:30  •  30 min

Più che dal celebre romanzo di Francis Scott Fitzgerald, il titolo prende spunto dai versi che ispirarono lo stesso Fitzgerald: “Tenera è la notte / e chissà, forse la Regina Luna è sul suo trono / circondata da una miriade di Fate stellate”.

I versi sono tratti dalla poesia “Ode all’usignolo” di John Keats. Un accostamento forse ambizioso e certo romantico, proprio perché abbiamo voluto immaginare la notte come un alveo di reciproca premura, con la luna (la Regina Luna) come unica sentinella in un firmamento trapunto di stelle (le Fate Stellate). La radio è una voce amica, a maggior ragione se rimane accesa ad ore tarde. La distanza fra i suoni emessi dagli altoparlanti e le orecchie di chi ascolta si assottiglia, l’attenzione si fa più vigile, e come d’incanto ci si ritrova immersi in una bolla d’intimità che ha probabilmente molto a che fare con una mutata propensione all’ascolto.

Di che cosa è fatta la musica di Tenera è la notte? Beh, in buona parte di suoni e di voci che si sforzeranno di articolare una drammaturgia sospesa fra lo stato di veglia e l’incombenza del sonno. Jazz, canzone d’autore, musica da camera, spruzzi di elettronica e tentazioni oniriche di varia natura. Non sarà tanto una questione di “generi musicali”, quanto una cifra di fondo inclinata alla morbidezza, un suono della notte che si vuole alieno dalla narcosi dell’ascolto ma pur sempre attento a non urtare i sensi nell’ora i cui essi (i sensi) vanno accuditi e vezzeggiati con maggior cura. O, per dirla altrimenti: musica per orecchie sensibili.

0:00  •  30 min
Notturno - fino alle 06.00
0:30  •  8 min
Radiogiornale notte
0:38  •  0 min
Meteo
0:38  •  2 min
Sport in breve
0:40  •  50 min
Tenera è la notte
1:30  •  270 min
Radio svizzera classica

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