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Keith Flint (Prodigy) the Firestarter!

Il ricordo di DJ Monnezza nella Rocckoteca

lunedì 11/03/19 20:00

Qua sotto invece potete leggere un ricordo della nostra Alevì, grande fan del gruppo inglese. 

"Firestarter!

Per me quella è stata la scintilla che ha scatenato tutto. In Inghilterra avevano già il loro seguito, ma qui da noi i The Prodigy sono esplosi con Firestarter, il primo singolo del loro terzo album The Fat of the Land.

Con quel sound che mischiava i ritmi UK della jungle e della drum’n’bass, che aveva la carica del rock e l’attitudine ribelle del punk, ma che suonava elettronico e si poteva ballare come la dance. I Prodigy hanno da subito messo d’accordo tutti, perché erano territorio di tutti! di tutti quelli che arrivavano da altri movimenti musicali, ma soprattutto erano perfetti per chi, come me, cresceva negli anni ’90, che lì li ha scoperti e non li ha più abbandonati.

Firestarter non portava con sé solo un suono nuovo, carico e convinto, era apparsa con un video musicale che nei tunnel abbandonati dei sotterranei della metropolitana di Londra, per la prima volta ci mostrava Keith Flint non nei soliti panni di ballerino breaker come era all’inizio insieme a Leeroy Thornill, ma con un microfono in mano. I suoni erano sempre stati in mano all’ingegno di Liam Howlett, mentre il cantato era stato fino a quel momento una prerogativa di Maxim. Ma ora una voce accompagnava quei movimenti impulsivi e spigolosi. Mosse che gli rivedremo fare centinaia e centinaia di volte sul palco, per aizzare la folla che sotto di loro si rivolta nel pogo.

Ho ancora davanti agli occhi quando sul palco dell’Openair di Zurigo nel 2017 ad un certo punto Keith Flint si è messo a girare le mani come se stesse rivoltando la polenta, in realtà nel paiolo c’era la gente e il messaggio era chiaro: cominciate a correre in cerchio, e al mio segnale scatenate l’inferno! Qualche anno prima, nel 2012, sullo stesso palco ma girato di 90° incitava la gente a rotolarsi nel fango della quarta serata di un openair passato quasi interamente sotto la pioggia battente. Quale liberazione totale di corpo e anima lasciarsi andare alla musica trascinante dei Prodigy, in totale balia delle forze naturali del temporale. E appena un’oretta dopo il concerto li incrocio nel backstage, io lì che sembro una lottatrice scampata alle sabbie mobili, mentre aspetto i Croockers in ritardo per un’intervista, e loro tre che sembrano più freschi di una margherita. Sembrano tre tipi a modo fuori dal palco, vestiti bene e pettinati, e riesco ad avvicinarmi per una foto proprio con Keith Flint, e ad avere le sue creste colorate nel mio personale album dei ricordi.

Li ho potuti ammirare ancora due volte nel 2018, al Greenfield Festival di Interlaken come headliner della prima serata, quella che sul palco opposto ci proponeva i ticinesi Dreamshade. E giusto tre mesi fa nel concerto all’Hallenstadion di Zurigo in tour per l’ultimo album uscito a novembre 2018 No Tourists. Un lavoro in cui ci invitano a visitare il mondo non da turisti, a preferire i sentieri alle strade dirette, e a non guardare ciò che ci circonda con gli occhi di un turista, ma cercando sempre di andare alla scoperta e alla ricerca di qualcosa di nuovo. Loro ci hanno spinto finora con la loro musica, adesso ci tocca camminare da soli.

Buon viaggio Keith Flint."

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