Non è più lo sci di una volta?

Ai Mondiali in Svezia, la squadra svizzera vince, ma lo sci alpino è meno seguito e trovare nuovi talenti è sempre più difficile

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Come sta lo sci? Come sta lo sci svizzero? Si direbbe bene, se guardiamo a come la squadra svizzera se la sta cavando ai mondiali dio Are, in Svezia. Eppure, dicono in molti, non è più lo sci di una volta. Meno seguito, meno praticato, forse potremmo dire anche meno fattore identitario di un paese che resta pur sempre di montagna. E che dire degli atleti. Sempre più sotto pressione, sempre più alle prese con infortuni, ginocchi malandati, sacrifici che alla fine di una carriera possono restituire a questi ragazzi e ragazze un corpo che davvero porta i segni di gare e sacrifici.

Esagerato? O davvero c’è qualcosa che non va nello sci alpino che, a detta di molti, avrebbe bisogno di nuove idee per riguadagnare in appeal? E che dire dei campioni di domani? Si sta facendo abbastanza in Svizzera per garantire il necessario ricambio generazionale? Insomma i vivai svizzeri come stanno?

Ne parliamo con:

Giona Morinini, psicologo dello sport

Ellade Ossola, inviata RSI a Are, da anni segue

Mauro Pini, ex capo della squadra svizzera di sci, responsabile del settore alpino della Federazione sci svizzera italiana

Interviste registrate a Mauro Terribilini, direttore scuola professionale “sportivi di élite” Tenero, vicepresidente “Swiss Snowsports”, associazione che si occupa della formazione dei maestri di sport invernali e al dottor Olivier Siegrist, Hôpital de la Tour di Ginevra

 

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