Occhi puntati sulla produzione di cereali in tempo di guerra (Getty Images)

Verso un “uragano di fame”?

Secondo le Nazioni Unite, la guerra in corso in Ucraina e le sanzioni economiche imposte alla Russia causeranno anche gravi perdite nella produzione e nel commercio di cereali.

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Divisi dal conflitto armato provocato da Mosca, Ucraina e Russia generano da soli un terzo del commercio mondiale di frumento e di granoturco. In altri termini una michetta su tre viene prodotta con il grano in arrivo dagli agricoltori ucraini o russi. Un settore che oggi è però quasi del tutto fermo, in particolare in Ucraina, e questo in un periodo dell’anno in cui di solito gli agricoltori si occupano della semina dei campi in vista del raccolto estivo.

Quest’anno però non è così, in Ucraina molti contadini hanno dovuto arruolarsi per combattere il nemico. Il granaio del mondo è nello sconquasso e così ci sono regioni interne del mondo che rischiano di doversi presto confrontare con la fame, in particolare i Paesi più poveri del mondo, tradizionali importatori di cereali ucraini e russi.

E’ il caso di tutto il Corno d’Africa, per esempio, e dei Paesi settentrionali di questo continente. Regioni già colpite dall’aumento del costo della farina, dovuto al rincaro dell’energia, e che ora corrono il pericolo di vivere un periodo di profonda carestia.

Argomento che discutiamo con:

  • Davide Vignati, responsabile della direzione allo sviluppo e della cooperazione svizzera in Etiopia
  • Mario Zappacosta, alto dirigente della FAO
  • Arianna Poletti, collaboratrice RSI dal Nord Africa
  • Dario Fossati, agronomo di Agroscope a Changins

 

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