Il potere dell’imitazione

Un mesolcinese all’Università di Lovanio

venerdì 22/06/18 19:10
Edizione del 22.06.2018

Lo avevamo lasciato lo scorso anno ad insegnare letteratura inglese a Berna e ora lo troviamo ad insegnare in Belgio, dove si è trasferito due semestri fa. Qui il Professor Nidesh Lawtoo può approfondire le proprie competenze a cavallo tra letteratura inglese e filosofia. Nell’università di Lovanio è a capo di un progetto di ricerca promosso dal Consiglio Europeo che si concentra sull’imitazione. Le ricerche hanno preso avvio partendo dallo studio di dottorato “The fantom of the eagle” di recente tradotto in italiano da Elena Cantoni per le edizioni Mimesis con il titolo “Il fantasma dell’io. La massa e l’inconscio mimetico”. Una ricerca che prende spunto dal proprio vissuto: in Mesolcina dove Lawtoo è cresciuto, a Bellinzona dove ha frequentato il Liceo e poi all’Università di Losanna, dove ha studiato letteratura inglese.

Lo studioso si è interrogato sulle forze sociali e psicologiche che conducono alla formazione dell’identità. Analizzando chi si imita, si può definire chi siamo. L’identità dunque, cambia grazie alle tendenze imitative e gli psicologi della conoscenza hanno potuto verificare che questa imitazione si sviluppa molto presto dopo la nascita. È dunque innata e che crea ponti tra le scienze sociali e le scienze umanistiche. Il linguaggio è uno degli elementi più evidenti dell’imitazione ma anche la musica ad esempio ha una forte matrice.

L’imitazione non è positiva o negativa ma talvolta rappresenta un pericolo. Può dunque essere sia terapeutica sia patologica.

Una cosa è certa: l’inconscio mimetico è sempre all’opera. Ad esempio quando si sbadiglia o si ride. Ma riguarda anche sistemi più complessi come la politica (che può condizionare le masse).

Per non imitare non ci sono ricette, ma è buona cosa prendere coscienza di questo meccanismo psicologico.

 

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