Era il 1976. Sul Corso San Gottardo a Chiasso si andava ancora in macchina, c’era il Credito Svizzero in Piazza Indipendenza. E a Pedrinate-Seseglio c’erano 427 abitanti. “Chiasso era una città. E specialmente i giovani avevano il timore che si perdessero le peculiarità di Pedrinate”, ricorda Flavio Cometta, già municipale di Pedrinate. “C’era la paura di perdere la propria libertà, la propria identità e le proprie tradizioni. Ma a conti fatti, non è stato perso nulla”, afferma Bruno Arrigoni, sindaco di Chiasso.
La fusione, una delle prime del Ticino, risale a 50 anni fa. Il voto fu inequivocabile. Flavio Cometta allora c’era. E ricorda che il matrimonio fu d’interesse: Chiasso guadagnò spazio con la collina del Penz, Pedrinate un respiro finanziario. “Pedrinate doveva coprire i costi per le canalizzazioni e per l’acqua. Per non andare ad un moltiplicatore oltre il 100%, la fusione con Chiasso è arrivata nel momento giusto”, prosegue Flavio Cometta.
Se ne parlava da quasi una 30ina d’anni. Un po’ come succede oggi. L’aggregazione nel Basso Mendrisiotto è una storia infinita. Dopo il no di Vacallo e Morbio inferiore nel 2007, da quasi tre anni è stata rilanciata l’idea a cinque comuni, con anche Breggia e Balerna. “Siamo quasi alla stesura finale del rapporto dal consegnare ai municipi e al consiglio di Stato. Ci alcuni sono sindaci, come il sottoscritto, che vorrebbero votare già il prossimo anno. E altri che non sono cosi convinti e vorrebbero aspettare alcuni anni. Nelle prossime settimane, anche parlando con il Consiglio di Stato, dovremo prendere una decisione”, conclude Bruno Arrigoni.
Come dire che non sono ancora rose e fiori! E la storia si ripete. Anche per una questione di soldi.





