Jeanne Hébuterne

Pittrice interrotta e malinconica musa di Modì

She is benediction
She is addicted to thee
She is the root connection
She is connecting with he…
Patti Smith, Dancing Barefoot

Un secolo fa, nella sfolgorante Ville Lumière moriva prematuramente Amedeo Modigliani, genio singolare e sregolato. La sua scomparsa ebbe una vasta eco nel mondo artistico parigino, ma qui vogliamo ricordarla per un altro fatto: essa fu ineluttabilmente legata a un’altra perdita, per molti aspetti ben più tragica, ma per diverse ragioni passata in secondo piano e quasi “rimossa”. Si tratta del suicidio di Jeanne Hébuterne, ultima compagna di Modigliani, madre di sua figlia, nonché sua incantevole musa e, a sua volta, artista. Un nome dolce, come dolci erano il suo viso e il suo animo. Ma è una dolcezza mista a malinconia, viste le tinte cupe che hanno contraddistinto la fugace esistenza di Jeanne Hébuterne. “Amore e morte nella Parigi di inizio Novecento” potrebbe essere il sottotitolo, tutt’altro che romanzesco, anzi tristemente vero, delle vicende di cui stiamo parlando.

Amedeo Modigliani, Jeanne Hébuterne, 1919
Amedeo Modigliani, Jeanne Hébuterne, 1919 (Collezione Metropolitan Museum of Art, New York)

Jeanne Hébuterne nasce nel 1898 a Meaux, nell’Île-de-France. La sua è una famiglia della buona borghesia: il padre, Achille Casimir Hébuterne, è capo contabile ai grandi magazzini Bon Marché, un ateo convertito al cattolicesimo, che ama intrattenere moglie e figli leggendo Blaise Pascal; la madre, Eudoxie Anais Tellier, è una casalinga irreprensibile dai saldi principi cattolici; mentre il fratello maggiore, André, è un promettente pittore. È proprio lui ad accorgersi ben presto del talento della sorella e a introdurla nell’ambiente artistico parigino. Così, la giovanissima Jeanne, soprannominata scherzosamente dagli amici “Noix de coco” per via dell’incarnato pallido che contrasta con la fluente capigliatura color castano ramato, inizia a frequentare Montparnasse, posa come modella e si iscrive all’Académie Colarossi. Riservata ma molto determinata, Jeanne Hébuterne sceglie di seguire le sue aspirazioni artistiche nonostante il malcontento e la mentalità tradizionalista dei genitori. I suoi primi lavori, come i numerosi disegni a matita su carta che ritraggono il fratello o gli altri famigliari, denotano già uno stile sicuro, preciso e immediato, capace di rendere con pochi tratti la natura del soggetto. Fin da subito, Jeanne Hébuterne esprime una spiccata personalità, cimentandosi con abilità e originalità negli autoritratti e nei nudi femminili.

L’incontro “fatale” con Amedeo Modigliani avviene nella primavera del 1917. Lui ha trentatré anni, è squattrinato, incostante, reduce da una storia turbolenta con la scrittrice Beatrice Hastings, ma ha un fascino magnetico e anticonformista; lei ha diciannove anni, ed è nel pieno della sua bellezza e giovinezza. È, come si suol dire, amore a prima vista. Già dopo pochi mesi, sfidando pregiudizi e convenzioni, la coppia affitta uno studio-abitazione piuttosto fatiscente in Rue de la Grande Chaumière, con il sostegno economico del mercante Léopold Zborowski, che spera che Modigliani possa finalmente mettere la testa a posto, appagato e addolcito dalla compagnia di Jeanne.

Amedeo Modigliani, Jeanne Hébuterne con cappello, 1918
Amedeo Modigliani, Jeanne Hébuterne con cappello, 1918 (Collezione privata)

In realtà, la relazione fra Modì e Coco sarà fino alla fine complessa e tormentata, segnata dall’opposizione dei famigliari di lei, che non accettano che Jeanne frequenti un tale scapestrato, ma anche dal temperamento ribelle e indomabile del pittore livornese. E tuttavia, è una passione fortissima quella che li unisce: nel corso dei pochi anni trascorsi assieme, Modigliani dedica alla sua musa prediletta e devota amante oltre una ventina di dipinti, ritraendone con trasporto l’ovale perfetto, gli occhi cerulei e intensi, il collo lungo e delicato, restituendo sulla tela la sua figura aggraziata e angelica e catturandone quasi l’anima.

La primavera successiva Jeanne è incinta. Gli Hébuterne e gli Zborowski pensano che la soluzione migliore per la salute della coppia sia la buona aria del sud. Così, via verso la luce della Costa Azzurra. Nel novembre 1918 a Nizza, Jeanne dà alla luce una bambina, che viene chiamata con il suo stesso nome. Ma neanche questo lieto evento migliora le cose. Jeanne, intanto, ha accantonato la sua vocazione artistica. Amedeo, dal canto suo, non abbandona i suoi vizi, sebbene affermi di voler sposare la compagna e di volersi prendere cura della famiglia. Insofferente, dopo qualche mese fa ritorno a Parigi, seguito poi da Jeanne insieme alla piccola, che viene affidata a una balia. Nell’estate del 1919, mentre la salute di Modigliani peggiora giorno dopo giorno a causa dell’aggravarsi della tubercolosi che lo affligge fin dalla giovane età, Jeanne Hébuterne aspetta il secondo figlio.

Jeanne Hébuterne, Autoritratto, 1916
Jeanne Hébuterne, Autoritratto, 1916

Il doloroso epilogo dell’appassionato e controverso rapporto fra Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne coincide anche con la fine delle loro vite. Nel gennaio 1920, stroncato da meningite tubercolare, il pittore muore all’Hôpital de la Charité. Meno di 48 ore dopo, Jeanne, devastata e ormai prossima al parto, si toglie la vita gettandosi dal quinto piano della casa dei suoi genitori. Ha soltanto 21 anni.

Nel libro Modigliani, mio padre (Abscondita, 2005), scritto da Jeanne Modigliani, che per tutta la vita si è impegnata caparbiamente per restituire verità e dignità alla biografia del padre, così come della madre, troviamo un resoconto piuttosto crudo della morte di Jeanne Hébuterne, basato sulle parole dell’amica Chantal Quenneville. Basti dire soltanto che il corpo privo di vita della povera Jeanne viene trovato nel cortile da un operaio, che lo porta fino al quinto piano dai famigliari, i quali però gli sbattono la porta in faccia. Dopo vari giri, l’esile corpo straziato viene lasciato nel misero alloggio di Rue de la Grande Chaumière. Scrive Quenneville: “Misi un po’ di ordine e spazzai lo studio, sparso di scatole vuote di sardine e di resti di carbone. Ovunque c’erano bottiglie di vino, vuote anch’esse. C’era sul cavalletto un bel ritratto d’uomo, non terminato. Vidi dei disegni di Jeannette, in cui si era rappresentata nella sua maniera, con le lunghe trecce, nell’atto di colpirsi al seno con un lungo stilo. Aveva sempre previsto la sua fine?”.

Jeanne Hébuterne, Ritratto di Modigliani, 1919
Jeanne Hébuterne, Ritratto di Modigliani, 1919

La leggenda vuole che Modigliani morente abbia invitato la compagna a seguirlo per avere la sua musa prediletta anche nell’aldilà e godere così di felicità eterna. Leggende a parte, l’amara realtà è che mentre il funerale di Modigliani si svolge in modo maestoso e richiama a Père-Lachaise quasi tutta Parigi, quello di Jeanne Hébuterne, per volere dei genitori, avviene in maniera frettolosa e dimessa, alla presenza di pochissime persone in un piccolo cimitero di periferia. Soltanto diversi anni dopo, le salme dei due amanti saranno finalmente riunite in un’unica tomba nel cimitero di Père-Lachaise, grazie anche all’intervento di Emanuele Modigliani, fratello di Amedeo.

La tomba di Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne nel cimitero parigino di Père-Lachaise
La tomba di Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne nel cimitero parigino di Père-Lachaise

Leggiamo ancora nel libro sopraccitato: “La signora Wild, che ha devotamente conservato le uniche fotografie esistenti di Jeanne, la ricorda come una ragazza seria, intelligente e dotata di una forte personalità. […] La leggenda ha fatto di Jeanne Hébuterne una creatura dolcissima, umile e docile”.

Fragile e forte al contempo, Jeanne Hébuterne di certo ha illuminato con la sua straordinaria grazia la Parigi di inizio Novecento, nonostante le tante ombre che ne hanno oscurato la vita e il talento.  La sua è la storia di una giovane donna che ha saputo amare in modo incondizionato, che ha messo in discussione i rapporti con la propria famiglia, rinunciando agli agi, per seguire la propria strada, artistica e sentimentale. A ricordarla restano le testimonianze e i documenti raccolti dalla figlia, le poche ma significative opere da lei firmate, i tanti ritratti che le fece Modigliani riuscendo a catturare per sempre la sua meravigliosa presenza, e anche una bellissima canzone di Patti Smith.

Francesca Cogoni
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