Lucio Fontana, figura centrale del Novecento, è spesso ricordato per i celebri tagli, ma la sua ricerca è molto più ampia e complessa. La sua opera nasce da un «travaglio quotidiano sostenuto… in nome di un’utopia», come osserva Paolo Campiglio al microfono di Monica Bonetti in Voci dipinte. Questa utopia, intesa come «possibilità di un oltre», ha guidato tutta la sua vita artistica, spingendolo a superare i confini della tradizione e a ridefinire il concetto stesso di arte.
“L’uomo dietro ai tagli”
Voci dipinte 14.12.2025, 10:35
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Nato in Argentina da genitori italiani, Fontana ha vissuto tra due mondi, una condizione che ha contribuito a formare la sua identità e la sua attitudine alla sperimentazione. Fin da giovane rifiutò la visione commerciale dell’arte paterna, cercando un linguaggio capace di dialogare con le avanguardie europee. La scoperta del Futurismo fu decisiva: gli permise di recuperare lo spirito dell’avanguardia in un’Italia che sembrava averlo dimenticato. La sua mutevolezza, spesso criticata, era in realtà la manifestazione di un percorso coerente, un filo rosso che univa esperienze diverse. Fontana era convinto che «se si rimane su una linea non si riesce a scoprire nulla», e questa apertura lo portò a esplorare materiali, tecniche e contesti differenti.
Tra gli aspetti meno noti ma fondamentali della sua produzione vi è la ceramica, praticata per oltre quarant’anni. Inizialmente un terreno di sperimentazione, divenne un mezzo per rinnovare l’arte decorativa trasformandola in scultura. L’interesse per la luce e la materia trovò nella ceramica un campo fertile, e negli anni Cinquanta questo linguaggio gli permise di rendere il concetto spaziale più accessibile e popolare.
Lucio Fontana, Concetto spaziale, 1965
Il Concetto Spaziale, vertice della sua ricerca, non nacque da un’intuizione improvvisa, ma da un lungo processo di elaborazione teorica e pratica, iniziato con il Manifesto Blanco. I tagli, oggi icone dell’arte contemporanea, erano gesti radicali e meditati, aperture verso una nuova dimensione. Nonostante l’iniziale incomprensione del pubblico e l’assenza di mercato, Fontana proseguì con determinazione, sostenuto da pochi ma importanti alleati, fino al riconoscimento internazionale.
La sua opera ci ricorda che l’arte è un viaggio di scoperta, un continuo superamento dei limiti. I suoi tagli non distruggono, ma creano: aprono lo spazio, lo liberano, lo rendono infinito. Come affermava lui stesso: «Hai creduto che io volessi distruggere, ma non è vero. Io ho costruito non distrutto».
A Lucio Fontana è dedicato il saggio di Paolo Campiglio Lucio Fontana. La possibilità di un oltre (Johan&Levi). Un volume che ne ricostruisce per la prima volta l’intera biografia spaziando tra le due patrie di Fontana e affrontandone la produzione in modo interdisciplinare. Fontana è protagonista anche di una mostra attualmente in corso alla fondazione Peggy Guggenheim di Venezia dedicata ai suoi lavori in ceramica.



