Daria Bignardi ha deciso di attraversare la solitudine come si attraversa un territorio sconosciuto, con paura e curiosità, con ferite e stupore. Il suo nuovo libro, pubblicato da Mondadori, nasce da una domanda che è insieme intima e universale: «Come si fa a sopravvivere nel mondo di oggi?».
Bignardi parte da un trauma personale, «banale e anche comune», ma subito lo mette in relazione con i «grandi traumi dell’umanità». Perché, dice nell’intervista rilasciata a Prima Ora, la solitudine «non è una questione privata, bensì collettiva» e ha a che fare con «le leggi che governano il mondo». È qui che il libro sorprende: non si limita a raccontare il dolore, ma ne svela anche il lato inatteso, quello che l’autrice definisce «prezioso». Scoprire che la solitudine è condivisa, dice, permette di «metterla in chiaro e anche apprezzarla», trasformandola in un «luogo di pace e connessione», persino in un «motore di cambiamento, di resistenza».

Daria Bignardi al LAC di Lugano
Prima Ora 05.05.2026, 18:00
Il viaggio che attraversa il libro è reale prima ancora che metaforico. Bignardi porta il lettore in Cisgiordania, a Hebron, ad At‑Tuwani, a Gerusalemme, in Vietnam, fino all’Uganda, dove ha viaggiato con Mission Bambini. Lì, nel Mulago Hospital di Kampala, ha assistito all’operazione al cuore di un neonato; nella St. Clelia School di Kitanga ha incontrato bambini che studiano grazie a progetti di solidarietà. «Mi ha ridato speranza», racconta, dopo l’«amarezza» provata in Palestina. In Uganda, dice, ha potuto «sentire gli altri e non percepire la solitudine».
Il libro alterna scenari globali a pagine intime, domestiche, affettive. È un testo che guarda più alla sociologia che alla psicologia, perché per Bignardi la solitudine individuale è inseparabile da quella collettiva. L’autrice lega la solitudine alle oppressioni del nostro presente (globalizzazione, occupazione, guerra, patriarcato), trasformandola in una lente per leggere le fratture del mondo contemporaneo.
Nostra solitudine è stato definito un «saggio esistenziale ibrido», e lo è davvero: un libro che interroga la condizione umana nell’era delle crisi globali, che smarca la solitudine dalla sua gabbia privata e la restituisce come sintomo del mondo e strumento per comprenderlo. Con una voce empatica e capace di ironia, Bignardi invita a non chiudere il rapporto con il resto del mondo, ma a «ragionare collettivamente».
