Book Stylist, Book Club, Book Cover Collection, Book Charms – quando l’inglese diventa onnipresente, o sei in un paese anglofono o nel mondo della moda e del marketing. In questo caso l’ipotesi corretta è la seconda.
La moda ha riscoperto il libro come oggetto di tendenza, sempre più marchi si ispirano ai classici per sviluppare i loro prodotti; e se da una parte c’è chi vede nel fenomeno un’occasione per rimpolpare le magre statistiche dei lettori, dall’altra si assiste alla levata di scudi di chi richiama alla sacralità della Letteratura. E se sbagliassero entrambe le fazioni? Anzi, se commettessero lo stesso identico errore?
Moda e letteratura: leggere o sembrare lettori?
Kappa e Spalla 28.04.2026, 18:15
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I libri sono oggetti d’arte da molto tempo. Basti pensare ai manoscritti degli amanuensi, che tra miniature, rilegature e incisioni erano opere estetiche tanto quanto testuali. Ed estremamente elitarie, dato il costo della produzione e il fatto che buona parte della popolazione era in ogni caso analfabeta. Leggere era una questione di ceto. È solo tra l’Ottocento e – soprattutto – il Novecento, complici le migliorie tecniche e la maggiore alfabetizzazione della popolazione, che le opere letterarie vedono un incremento di diffusione e fruizione. La letteratura diventa un bene popolare e la lettura si fa accessibile.
Oggi però assistiamo a un paradosso: la diffusione della letteratura è all’apice della sua capillarità, l’alfabetizzazione in Occidente ai massimi storici. Eppure leggere diventa sempre più un’attività di nicchia. Ed è proprio in questa frattura che si inserisce il recente interesse al libro da parte della moda.
Prendiamo un esempio concreto e conosciuto: le borse di Dior. Il colosso della moda francese ha creato delle tote bag decorate con le copertine delle prime edizioni di alcuni classici. Borse di tela che costano circa 3’000 franchi. I più ottimisti ci hanno visto la possibilità che l’interesse per questi prodotti portasse la passione per la lettura nel cuore di alcuni non lettori. È possibile, ma il passaggio tra l’acquisto di una borsa con il nome di James Joyce e la lettura dell’Ulisse è più facile nelle ipotesi che nella realtà.
I cento anni dell'Ulisse di Joyce
Alice 05.02.2022, 14:36
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La sensazione è che sia un fenomeno intriso di elitarismo. L’oggetto libro diventa status symbol, essere percepiti come lettori una forma di affermazione di sé. Più importante di quello che i libri dicono a noi, diventa quello che i libri dicono di noi.
Ed è qui che la critica culturale entra in scena. Ma spesso chi muove critiche contro questo fenomeno lo fa giocando sullo stesso tavolo e con le stesse carte. C’è una parte di critica culturale chiusa in sé stessa, che si sente minacciata da qualsiasi contaminazione o apertura verso l’esterno. È quella per cui esistono libri giusti e libri sbagliati, cultura alta e cultura bassa; quella per cui il libro è un oggetto sacro e nessuno deve osare sporcarlo. Una posizione che combatte un elitarismo per promuovere un altro elitarismo. Che forse vede in quello nuovo una minaccia a quello esistente. È un circolo vizioso, e la vittima resta sempre la letteratura.
Leggere: quantità vs. qualità
Kappa in libertà 30.04.2026, 17:50
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Forse bisognerebbe cambiare la retorica con la quale parliamo di libri. I benefici della lettura ci sono stati ripetuti così tante volte che ormai potremmo recitarli a memoria. Non ha funzionato, allora proviamo a essere onesti.
Non esistono libri giusti e non esistono nemmeno quelli sbagliati. Leggere non è un’attività di nicchia, non rende più intelligenti; chi legge non è superiore né inferiore a chi non lo fa. Leggere a volte è difficile, è un percorso, richiede impegno. Leggere può togliere il respiro, e in quei momenti per assurdo leggere diventa facile quanto respirare. Leggere diventa sempre più piacevole con il tempo. Leggere può emozionare, può ferire, può farti a pezzi o aiutarti a ricomporti; è bellissimo, anche quando è terribile. Leggere è bellissimo soprattutto quando è terribile. Leggere fa sentire meno soli. E in questo momento abbiamo tutti bisogno di sentirci meno soli. Per questo abbiamo bisogno di non rendere il libro un oggetto esclusivo. Di esclusione, oggi, ne abbiamo già abbastanza.




