Per la prima volta i Dirty Sound Magnet usano il pronome, mettono l’Io nel titolo di un disco.
Lo sguardo critico e sarcastico rivolto verso l’esterno rimane, ma il nuovo album Me & My Shadow va in uno specifico più interiore, restringe il campo, diventa personale. «Penso che la musica e come viene espressa sia sempre la fotografia di un momento», riflette il cantante e chitarrista Stavros Dzodzos, intervistato da Marco Kohler per Confederation Music. «Se siamo onesti con noi stessi e lo siamo anche nella musica, essa racconta il punto della nostra vita in cui ci troviamo, e a volte siamo più rivolti verso l’interno e altre verso l’esterno».
Confrontandosi con il proprio “doppelgänger”, Dzodzos esplora territori oscuri interrogandosi sulla fonte della propria ispirazione, omaggiando il potere curativo della musica, meditando sulla magia e sulle incertezze della vita artistica e, non da ultimo, rassegnandosi alla fragilità delle relazioni vincolate da un lavoro che ti porta sempre lontano da chi ami.
Nel loro guardarsi dentro, i friburghesi Dirty Sound Magnet tornano con un suono più grande e profondo, senza perdere un grammo della loro visione musicale in technicolor, dove il blues-rock flirta con la psichedelìa, dove la struttura progressive può avere anche una corrente orientale oppure una ritmica etnica. Il blues, la miscela etnico-culturale da cui è nato il rock, per Dzodzos porta con sé «una storia pesante che parla di colonialismo, della scoperta sanguinosa degli Stati Uniti, della deportazione degli schiavi neri sul territorio americano». Da qui l’ammirazione per i bluesman, «che hanno raccontato la loro condizione trovando nella musica la pace interiore».

Me & My Shadow è una nuova tappa entusiasmante nel viaggio personale, creativo e discografico di Dirty Sound Magnet: una piccola azienda autosufficiente gestita tre compagni di viaggio (oltre a Dzodzos, il bassista Marco Mottolini e il batterista Maxime Cosandey) che sono come fratelli. Una storia musicale svizzera di eccellenza e successo.


