Musica in streaming

Spotify? C’è anche chi la odia, ma la usa

Fresca ventenne, la piattaforma presenta contraddizioni: tra compensi agli artisti, investimenti in armi e un ascolto sempre più superficiale

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Di: Kappa/RigA 

In vent’anni dalla sua nascita, Spotify ha rivoluzionato il nostro modo di ascoltare musica. 751 milioni di utenti, 290 milioni quelli abbonati, la piattaforma di streaming svedese ha trasformato la musica da bene a servizio: oggi le canzoni sono qualcosa di immateriale, che possiamo portare con noi ovunque. Ma, forse, anche una forma d’arte soggetta a una fruizione superficiale.

A Kappa, Paola De Angelis confessa il suo rapporto di «odio-odio» con Spotify. La giornalista, conduttrice di “Sei gradi” su Radio Rai, ne riconosce l’utilità nel suo lavoro, ma sul piano individuale trova che il consumo sia «nocivo, come acqua tiepida che scorre». Non c’è più quel valore sentimentale che nasceva dal legame con i dischi, da un mondo di copertine da tenere fra le mani e testi da trascrivere su carta. 

De Angelis motiva la sua netta avversione verso Spotify citando i bassi compensi agli artisti («non ha aiutato l’industria discografica, in questo senso»), gli investimenti in armi del fondatore Daniel Ek e la presenza di podcast «ideologicamente repellenti: razzisti, fascisti, sessisti». Visto così, non è esattamente il profilo di una realtà che brilla per etica.

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Il lato oscuro di Spotify

Alphaville 01.08.2025, 11:30

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  • Natascha Fioretti

La “bulimia da contenuti” è un altro punto su cui si concentra De Angelis. Non è solo un problema di Spotify, di cui si serve per scoprire musica nuova: resta però un lato insidioso, perché nel flusso di canzoni ogni giorno se ne inseriscono decine di migliaia prodotte con l’intelligenza artificiale. Nella mole di musica quasi sovrastante, la conduttrice radiofonica rileva come «la stragrande maggioranza dei musicisti che mi propone sono uomini, e le donne sono una percentuale minima». Va detto che la piattaforma nel 2021 ha varato il programma Equal proprio per favorire la parità di genere.

Il cerchio si chiude nel rapporto poco approfondito con le canzoni. Pensando ai suoi nipoti, De Angelis nota che mandano a memoria i testi, rifanno fedelmente le coreografie dei balletti, ma non sanno chi sono gli artisti, né gli interessa.

Certo, oggi l’accesso alla musica è illimitato - qualcuno potrebbe definirlo più democratico - con milioni di brani sempre disponibili. La loro fruizione, però, non penetra: un fenomeno da cui nemmeno De Angelis è immune nella sua professione. Potersi muovere lungo un brano con il cursore può aiutare a capirne dinamica, attacco e chiusura, ma «se una cosa all’inizio non mi piace subito posso passare al brano successivo»: ciò toglie alle canzoni il tempo di sedimentare, precludendo nuove scoperte e rendendo l’ascolto sempre più rarefatto.

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Kappa

Kappa 28.04.2026, 17:00

  • Marco Pagani

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