Oltre il pop

Giovani e musica antica: il binomio non è improbabile

Tra le nuove generazioni cresce l’interesse verso i repertori di epoche passate. L’importanza dei concerti per la riscoperta dell’ascolto

  • Oggi, 15:00
Musicisti XVI secolo
  • Imago / United Archives
Di: Voi che sapete/RigA 

Dici giovani e musica antica e, a prima vista, ti sembrano due mondi difficilmente avvicinabili. Questo è vero se pensiamo magari agli adolescenti che dai loro auricolari ascoltano rap, trap, house; ma tra le nuove generazioni c’è chi sviluppa un interesse per le musiche di epoche passate. Senza contare che, andando a ritroso nella storia del rock, la musica antica è riuscita a raggiungere un pubblico giovane, per esempio con il prog. Restando però al repertorio antico “in purezza”, a Voi che sapete, Lucia Bentoglio e Giovanni Conti hanno discusso con i loro ospiti di quanto possa attrarre chi è nella verde età.

«Il lavoro di divulgazione fatto in questi anni ha portato sicuramente dei risultati», è l’opinione di Claudia Caffagni, insegnante di repertorio medievale alla Scuola Abbado di Milano. Caffagni precisa che non si tratta di numeri da riempirci gli stadi, ma per quanto può osservare la curiosità dei giovani verso le musiche di epoche passate è cresciuta. Se nei primi anni di insegnamento le sue classi contavano 4-5 studenti, «oggi arrivo anche a 18-20 che chiedono di fare un’esperienza su questo repertorio». Ragazze e ragazzi colpiti dalla bellezza delle composizioni, delle loro strutture, così li descrive.

Organista e docente, Andrea Pedrazzini ha fondato il Luceat Ensemble, coro e orchestra di cui fanno parte molti giovani amatori. Una realtà nata nel 2022 in un territorio dal bacino relativamente ridotto come il Ticino che è andata via via affermandosi, trovando un pubblico sufficiente a sostenerla. Secondo Pedrazzini, in quest’epoca di consumo musicale frammentario, che avviene tramite dispositivi portatili (e a cui pochi sono immuni), la musica ha perso valore. È qui che si può rivalutare il concerto come «esperienza speciale. L’ascolto deve diventare veramente la cosa principale di quel momento». Godere di musica dal vivo per tornare ad apprezzarne la pienezza.

Claudia Caffagni, che è anche co-fondatrice dell’ensemble La Reverdie, ritiene che attirare pubblico ai concerti sia sì compito di chi porta sul palco la propria musica, ma ancor più di chi allestisce le stagioni. Il punto, secondo la studiosa, sta nel capire le intenzioni di chi organizza, e cioè «se vuole veramente fare un’operazione di diffusione oppure, semplicemente, cercare di attirare più pubblico possibile anche a scapito di ciò che propone».

I giovani non hanno pregiudizi radicati sulla musica: avvicinarli a generi che per la massa risultano di nicchia non è impossibile, ma comporta ricercare quelle chiavi che riescano a catturare la loro attenzione. I numeri probabilmente non saranno mai clamorosi, ma qualche curioso in più alla “causa” della musica antica si potrebbe conquistare. E da lì avviarlo lungo un percorso ricco di scoperte.

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Giovani e musica antica

Voi che sapete... 04.03.2026, 16:00

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  • Lucia Bentoglio e Giovanni Conti

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