Nel 2026 della musica mondiale c’erano pochi ritorni attesi come questo di Harry Styles, appena uscito con il quarto album, Kiss All the Time. Disco, Occasionally. Pubblico e critica lo aspettavano come un messia, e del resto è questa l’immagine che la 32enne popstar britannica si è costruita negli ultimi anni. Merito del precedente Harry’s House (2022), che anche grazie al traino della As It Was era stato premiato come “Album dell’anno” e “Miglior album pop vocale” ai Grammy Award, prima che il suo autore facesse perdere le tracce di sé fino a oggi - per lo più, gli avvistamenti hanno riguardato suoi soggiorni in Italia o partecipazioni a maratone, altro che i palchi. Soprattutto, con quel disco si era liberato definitivamente dall’immagine di idolo per teenager che si portava dietro dai tempi degli One Direction, la boy band per adolescenti che l’aveva reso famoso appena 14enne. E si sa come funziona in questi casi: numeri, fama, attenzioni; ma anche la difficoltà, una volta cresciuti, a essere presi sul serio, a sconfiggere i pregiudizi di cantante “per ragazzini”.
Nuovo disco per Harry Styles (Café soirée, Rete Tre)
RSI Cultura 06.03.2026, 19:00
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Ecco, sarà per lo stato comatoso del pop globale - pochi nomi, che spesso ricorrono a soluzioni già viste - o per la grande scuola inglese a cui Styles ha dimostrato di appartenere - quella che, per certi versi, parte dai Beatles, e dimostra che il genere è cosa serissima, a patto di sperimentarci su - ma dal 2022 ci è riuscito, a farsi prendere sul serio. Di più, si è imposto come popstar maschile di riferimento di quest’epoca, in generale sotto solo a Taylor Swift, che usa un approccio mediatico opposto (sovraesposizione e un’enorme auto-narrazione per lei, comunicazione minimale e riservata per lui). Le armi vincenti di Styles: gusto, melodie accattivanti ma non banali, un elettro-pop che è diventato nuovo standard (tra i tanti che l’hanno seguito, per esempio, c’è anche Damiano David). Ha convinto tutti: la critica, sempre in cerca di salvatori; ascoltatori e appassionati, che gli hanno riconosciuto il talento; e un’enorme fetta del suo pubblico storico, che è riuscito nell’impresa di far crescere con sé, verso un pop più adulto.
…Forse troppo adulto? Si vedrà. Certo è che Kiss All the Time. Disco, Occasionally - che, di nuovo, esce a quattro anni dal precedente, con un’attesa spasmodica su di sé - è prima di tutto una prova di coraggio, viste le premesse. Rispetto alla formula di Harry’s House, che pure oggi darebbe delle garanzie, è meno immediato, più complesso e ricercato: il pop da lustrini di prima è stato sostituito da un’elettronica asciutta, da club, con pulsazioni varie e sintetizzatori, su cui fanno fede i singoli di lancio American Girl e soprattutto Aperture, cinque minuti circolari in controtendenza con ciò che le radio chiedono oggi; i testi sono più astratti, i ritornelli ovattati, la voce a tratti perfino in secondo piano, l’atmosfera notturna. Non è un lavoro sperimentale in senso stretto, ma una mossa comunque audace, “indie”, che ricorda i Coldplay di Ghost Stories (2014) o la stessa Swift di Folklore (2020), nel quale la ex “reginetta del ballo” collaborava con i The National e i Bon Iver - e non a caso resta tra le sue opere migliori. Qui è toccato all’ex idolo per teenager puntare, se non in alto, almeno di lato, seguendo su tutti - stando ai riferimenti che ha citato - i Radiohead e gli LCD Soundsystem.
Per ora le polemiche si sono concentrate soprattutto sui prezzi, giudicati eccessivi, del relativo tour, mentre per vedere come verrà accolto l’album in sé bisognerà aspettare almeno un mese. In ogni caso, così come già a novembre Lux (2025) di Rosalía, dimostra che per quanto raro c’è ancora un pop ambizioso, non conservativo, che pesca dalla musica “altra” e la porta grande pubblico. E da lassù, comunque vada, l’immagine del giovane cantante degli One Direction è ormai lontanissima.
LEGATO A “CIP CIP” (RETE TRE) DEL 16.03.2026, ORE 15:00

